il presidente di Federalberghi Taormina, Italo Mennella e il ministro Gian Marco Centinaio

La svolta è ormai alle porte e interesserà anche Taormina. La crociata per combattere gli abusivi che affittano le case vacanze senza pagare le tasse sta per muovere il passo decisivo contro i “furbetti” degli affitti. Il Governo tra le 10 deleghe approvate pochi giorni fa ne ha inserita anche una sul turismo che tra le norme da scrivere (entro 2 anni) con appositi decreti ne prevede anche una che dovrà introdurre un codice identificativo per ogni struttura, compresi gli appartamenti affittati on line. Una novità, già sperimentata in alcune Regioni (le ultime Toscana e Lombardia) che il ministro del Turismo Gian Marco Centinaio vuole far partire «entro l’estate”.

Un passo in avanti per il turismo. Questo disegno di legge delega “ci permetterà di procedere più velocemente possibile alla realizzazione di questo fondamentale strumento che consentirà di migliorare l’offerta turistica del nostro Paese”, avverte il ministro del Turismo Centinaio. “Il nostro obiettivo è arrivare alla sua approvazione entro l’estate. Tutto il mondo del turismo ce lo chiede. Il 14 marzo – spiega ancora Centinaio – in Conferenza Stato Regioni il codice identificativo sarà al centro del dibattito con tutte le regioni”.

La questione normativa. La competenza prioritaria sul tema è delle Regioni che comunque non sono rimaste tutte a guardare: le ultime a legiferare sono state la Toscana e la Lombardia dove l’obbligo di avere il codice “Cir” è scatto lo scorso 1 novembre. Per la prima l’obbligo di avere un codice per ogni locatore è appena scattato (dal 1 marzo scorso): chi concede in affitto uno o più alloggi con finalità turistiche deve effettuare la comunicazione, entro trenta giorni dalla stipula del primo contratto di locazione”. Questo strumento servirà ad evitare eventuali elusioni o evasioni fiscali ad esempio sulla tassa di soggiorno, tema più che mai d’attualità in questo momento anche in Sicilia, soprattutto a Taormina.

La battaglia Federalberghi-Airbnb. Le norme approvate dal precedente Governo Gentiloni prevedono che gli affitti brevi (di durata non superiore ai 30 giorni) scontino la cedolare del 21%, che viene trattenute e versata al fisco subito in caso il pagamento sia gestito da “intermediari immobiliari” (agenzie e portali). Ma Airbnb che è la piattaforma più utilizzata si è chiamata fuori da questo adempimento rifiutandosi di diventare un sostituto d’imposta e facendo ricorso al Tar. Dopo una lunga battaglia, il Tar del Lazio di recente ha respinto le richieste di Airbnb che ha deciso di fare ricorso al Consiglio di Stato. Ma nel frattempo questo rifiuto di Airbnb – secondo Federalberghi – si è rilevato un danno per le casse dello Stato: ”Si può stimare che nei primi diciotto mesi di (mancata) applicazione dell’imposta Airbnb abbia omesso il versamento di più di 250 milioni di euro”. Ora il ministro Centinaio proverà a mettere d’accordo tutte le Regioni per estendere il codice identificativo e rendere tracciabile ogni locazione anche per il Fisco. Già dalla prossima estate se riuscirà a a far approvare le nuove norme rapidamente”.

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