Taormina tenta il recupero coattivo e stragiudiziale dei crediti non riscossi

Con lo spettro del default che è tornato a farsi incombente, il Comune di Taormina prova ad allontanarsi di nuovo dalle “sabbie mobili” e decide di esternalizzare le attività di accertamento e riscossione delle entrate comunali. Un apposito bando di gara è stato infatti approvato dal Comune per il supporto alla gestione ordinaria degli uffici mediante la concessione del servizio di recupero coattivo e stragiudiziale dei crediti tributari ed extra-tributari dell’ente. Chi non è in regola, insomma, rischia un provvedimento dell’Autorità giudiziaria ed atti di pignoramento. Si tratta di una procedura alla quale è stato dato un valore presunto dell’appalto di 4 milioni di euro, “tenuto conto del valore stimato dell’evasione tributaria ed extra-tributaria e dell’ammontare dei residui attivi relativi alle entrate extra-tributarie” a Taormina. La procedura, che avrà come Rup, il funzionario Leo Mangano.

I paletti della Corte dei Conti. L’obiettivo è quello di rimpinguare le casse di Palazzo dei Giurati, ottemperando anche alle indicazioni della Corte dei Conti che da tempo sollecita il Comune di Taormina ad aumentare la capacità di riscossione. Ciò anche perché negli anni passati a Taormina, negli ultimi 15 anni, si sono verificate forti criticità nella macchina della riscossione con la bollettazione del servizio idrico nel quale, ad esempio, sono venute a mancare somme non incassate dal forziere comunale sino a circa 6 milioni di euro complessivi, sui quali si è reso necessario avviare un’azione di recupero per numerose utente sia di attività economiche che residenziali. Una vicenda eclatante quella delle bollette d’acqua, nel contesto di una più ampia voragine complessiva che, stando ad alcune stime, da un ventennio a questa parte avrebbe portato per i vari tributi ad un mancato introito per il Comune di Taormina di almeno 20 milioni circa.

Il caso Serit. E la Giunta Bolognari vuole soprattutto evitare che si ripeta quanto accaduto, a suo tempo, proprio quando l’ente locale affidò il servizio di riscossione all’allora Serit Sicilia, un rapporto poi finito per le vie giudiziarie con il Comune di Taormina ancora adesso contrapposto a Riscossione Sicilia con poche possibilità di recuperare ingenti somme non introitate. La casa municipale taorminese sta reclamando presso la Corte dei Conti (Sezione regionale di Palermo) circa 10 milioni di euro nei confronti di Riscossione Sicilia di tributi non riscossi per Ici e Tarsu dall’allora Serit Sicilia. In questo caso la vicenda verte su una contestazione di mancata riscossione dell’agente incaricato per 9 milioni 348 mila 468.65 euro, e nello specifico Un milione di euro per ciascun anno di durata della convenzione dal 2005 al 2012. Si tratta per il Comune di “somme non riscosse per Ici, relative alle annualità dal 2006 al 2008”, e per “Tarsu, dal 2006 al 2010” (veniva detratto dall’importo delle riscossioni l’aggio del 30% pattuito in convenzione). Ma la vicenda, dopo tutti questi anni, sembra destinata a non avere un esito positivo per il Comune. Le somme che Taormina reclama sono in gran parte ormai non più esigibili come già rilevato da Riscossione Sicilia. Insomma, Palazzo dei Giurati molto probabilmente non rivedrà mai più le somme contestate alla società incaricata.

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