il vicepremier Matteo Salvini

Quota 100 è ormai realtà. Il decreto legge è stato già pubblicato nei giorni scorsi in Gazzetta Ufficiale e l’Inps – con il messaggio 395/2019 – ha fatto chiarezza sulle modalità di presentazione delle domande di pensione anticipata. Ci sarà tempo e modo per capire se questa riforma potrà essere considerata positiva o se invece andrà bocciata, partendo comunque dal presupposto che mettere da parte qualsiasi cosa sia stata fatta in schiaffo alle tasche degli italiani dal Governo delle banche Fornero-Monti andrebbe sempre considerato un passo avanti a prescindere.

Il caso Taormina. Intanto Quota 100 rischia di produrre i suoi primi effetti immediati a Taormina, dove nella pianta organica del Comune di Taormina c’è una previsione di 159 posti, di cui già nel 2019 ne risultavano coperti soltanto 108, e risulta quindi sempre più difficile portare avanti l’attività degli uffici che si vanno sguarnendo. A Palazzo dei Giurati è già stato raggiunto un fabbisogno di 51 unità ma non possono essere fatte assunzioni perchè l’ente è in fase di riequilibrio. Il monito lo aveva dato il sindaco Mario Bolognari ancora prima che venisse approvata in Parlamento “Quota 100”. “Se verrà approvata la riforma della quota 100, a Taormina noi avremo 17 unità che andranno in pensione nel 2019 e alcuni servizi non potranno più essere erogati in forma autonoma”. Si rischia, insomma, di scendere da qui ai prossimi mesi ad una copertura complessiva di 91 posti in Comune con almeno 68 posizioni vacanti. Emblematico è l’esempio della Polizia locale dove l’organico di soli 8 agenti a disposizione rischia di subire altri due pensionamenti da qui al 2020 con una riduzione delle unità a disposizione oltre i minimi storici. Preoccupano i vari pensionamenti che si affacciano all’orizzonte ma soprattutto l’impossibilità per la casa municipale al momento di poter assumere nuovo personale – nonostante vi siano le coperture finanziarie per poter agire in tal senso – per i rigidi paletti delle vigenti disposizioni in materia di riequilibrio.

Pensione a 62 anni di età con 38 anni di contributi. È nel Titolo II del testo del decreto (il Titolo I è dedicato al reddito di cittadinanza) che si parla di Quota 100. È qui, infatti, che vengono introdotte le nuove disposizioni per il pensionamento anticipato con un’età minima di 62 anni e 38 anni di contributi.
Nello specifico, è l’articolo 14 – composto da 10 commi – che vengono regolamentati gli aspetti generali di questa nuova misura per agevolare il pensionamento. Nel dettaglio, nei singoli commi viene specificato che:
I) Per il triennio 2019-2021 (confermata quindi la fase sperimentale triennale) gli iscritti all’assicurazione generale obbligatoria e alle forme esclusive e sostitutive della medesima – gestite dall’Inps – nonché dalla gestione separata possono andare in pensione con un’età pari o superiore a 62 anni e con 38 anni di contribuzione (sono validi tutti i tipi di contributi).
II) Ai fini del conseguimento dei 38 anni di contributi gli iscritti a due o più gestioni previdenziali (che non siano già titolari di un trattamento previdenziale a carico di una delle gestioni) possono richiedere il cumulo dei contributi.
III) La pensione Quota 100 non è cumulabile con il reddito da lavoro. Quindi dal momento in cui vi è il collocamento in quiescenza e fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia, non si può riprendere a lavorare. Il divieto non vale per le prestazioni occasionali, rispettando però il limite complessivo dei 5.000€ lordi annui.
IV) Chi ha maturato i requisiti per Quota 100 entro il 31 dicembre 2018 può andare in pensione dal 1° aprile 2019.
V) Chi matura i requisiti per Quota 100 dal 1° gennaio 2019, invece, consegue il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico dopo 3 mesi.
VI) In questo comma vengono specificate le regole differenti previste per i dipendenti pubblici che ricorrono a Quota 100. Vista la specificità del rapporto d’impiego nella Pubblica Amministrazione, infatti, viene stabilito che coloro che maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2018 conseguono il diritto alla pensione a partire da luglio 2019. I dipendenti pubblici che ne maturano i requisiti dal 1° aprile, invece, devono attendere 6 mesi per conseguire il diritto alla decorrenza del trattamento pensionistico. Inoltre, la domanda di pensionamento va presentata – all’amministrazione di appartenenza – con almeno 6 mesi di anticipo, mentre, eccezionalmente per quest’anno, il termine per il personale scuola è fissato al 28 febbraio. Il decreto poi solleva dalla risoluzione obbligatoria del rapporto di lavoro le amministrazioni pubbliche nei confronti di quei dipendenti che hanno maturato i requisiti per Quota 100; insomma, a decidere se accedere o no a questa misura può essere solamente il dipendente stesso, senza alcuna costrizione da parte dell’amministrazione di appartenenza. Infine, il decreto specifica che non possono ricorrere a Quota 100 coloro che già hanno intrapreso un programma di esodo volontario, come ad esempio l’isopensione.

Anticipo Tfs. L’articolo 23 del decreto stabilisce che per i dipendenti pubblici che ricorrono a Quota 100 il pagamento dell’indennità di fine servizio è “corrisposta al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione stessa” secondo quanto stabilito dall’articolo 24 del decreto legge 201 del 6 dicembre 2011. Dalla cessazione del servizio all’arrivo della liquidazione, quindi, bisognerà attendere il raggiungimento della pensione di vecchiaia, ossia i 67 anni di età. Lo Stato però si impegna affinché le singole amministrazioni possano stipulare delle apposite convenzioni con gli istituti di credito per l’erogazione anticipata dell’indennità di fine servizio, con tassi d’interesse agevolati per i dipendenti. Nel dettaglio, con l’anticipo del TFS, il dipendente riceverà subito circa 30.000€ della sua indennità di buonuscita.

Anticipare Quota 100 si può. L’articolo 22 del decreto, invece, istituisce dei fondi di solidarietà bilaterali ai quali – per favorire il ricambio generazionale – viene data la possibilità di erogare un assegno straordinario per il sostegno del reddito in favore di quei dipendenti che decidono di smettere di lavorare fino ad un massimo di tre anni d’anticipo dal raggiungimento di Quota 100. Quindi, si potrà smettere di lavorare a 59 anni e con 35 di contributi, ma solamente in presenza di accordi collettivi di secondo livello sottoscritti di concerto con i sindacati, nei quali viene stabilito il numero di lavoratori da assumere in sostituzione a coloro che accedono a questa misura.

La procedura. Per fare domanda per andare in pensione con Quota 100 il cittadino deve essere in possesso di uno tra: Pin rilasciato dall’Istituto; Spid; Carta nazionale dei servizi. Per compilare e inviare la domanda telematica il percorso è il seguente: andare sul sito INPS; cliccare su “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, Ecocert, Ape Sociale e Beneficio precoci”; scegliere l’opzione “Nuova domanda”; selezionare in sequenza: “Pensione di anzianità/vecchiaia” > “Pensione di anzianità/anticipata” > “Requisito quota 100”; scegliere il Fondo e la Gestione di liquidazione.

Dove fare richiesta. La domanda per la pensione può essere presentata anche tramite i patronati o gli altri soggetti abilitati all’intermediazione delle istanze di servizio all’Inps; in alternativa, è possibile chiamare il numero verde Inps per utilizzare i servizi del Contact center.

 

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