Autostrada A18
Autostrada A18

La storia appare come una serie di eventi determinati dalle “azioni delli uomini grandi”, scrisse Machiavelli nel Principe. Tuttavia, è del tutto evidente come molti tornanti della storia stessa siano poi determinati dall’assenza di azioni o peggio ancora dalle azioni inutili, quelle che non servono a nulla di buono. E allora il parallelismo diventa impietosamente calzante nell’indecente situazione dell’autostrada A18 Messina-Catania. La vicenda è arrivata al punto di non ritorno sotto i colpi della pioggia battente che lunedì sera ha scoperchiato altre buche e trasformato l’autostrada in una piscina a cielo aperto, sino a lasciare in panne almeno 15 auto in uno scenario da tregenda. Si scrive autostrada, si legge però di fatto “trazzera” di campagna perché non può essere definita altrimenti la A18, dove ogni giorno bisogna raccomandarsi a Dio e invocare la clemenza del destino per non andare incontro a incidenti mortali.

Una trappola mortale. Buche a ripetizione, rattoppi alla meno peggio, il doppio senso di marcia, manutenzioni a macchia di leopardo che non risolvono mai i problemi, gallerie con infiltrazioni d’acqua e un’illuminazione fatiscente: la A18 è diventata il campionario sterminato di uno scempio, una trappola mortale dove si è detto e scritto tutto quello che c’era da dire e la gente è stanca e stufa, disgustata di dover constatare che poi i problemi sono ancora lì, irrisolti. E anziché sistemare una volta per tutte ciò che non va, si sceglie di chiudere per qualche ora il transito e deviarlo sulla strada statale, come a Giardini dove poi poco importa se le ambulanze restano bloccate sulla SS114. Esempio ancor più emblematico è la frana a Letojanni che dal 2015 attende di essere rimossa, perché in Italia servono anni e anni per avviare quello che all’estero portano a termine in qualche settimana. I fatti sono più ostinati delle vuote rassicurazioni che arrivano puntualmente sul tema e stridono con l’indecente realtà della trazzera A18.

L’indifferenza. Nulla di nuovo sotto il sole verrebbe da dire, un pò come quando Antonio Gramsci scrisse che “l’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera”. E nella vergogna della A18 sembra sempre regnare sovrano quel senso imperturbabile e sfacciato di silenziosa indifferenza al cospetto di una drammatica emergenza. E chi se ne frega degli appelli lanciati dalla gente ad intervenire, e a farlo in modo risolutivo, per impedire altri incidenti, altri feriti e altri morti. Un po’ di asfalto, altri disagi, nuovi pericoli disseminati come in un percorso cambogiano e si va avanti.

La protesta. Allora, dallo sdegno alla rabbia, la gente non ci sta più a farsi prendere per il sedere e la protesta che si va preparando a più livelli, monta sui social network e ribolle nei pensieri e nella (legittima) paura di tante persone che ormai considerano la A18 un’autostrada della morte. Dal popolo e dalle associazioni sino agli amministratori dei Comuni, c’è un’onda lunga che vuole dire basta e far sentire la propria voce, per smuovere le acque e per non doversi arrendere all’immobilismo delle Istituzioni che si rimpallano le competenze. La misura è colma ed è finita la pazienza verso i vari enti-carrozzoni proposti che si arroccano a scaricabarile dietro le solite scuse puerili della burocrazia. Parleranno come al solito dell’assenza di risorse, quando poi si spendono e si spandono soldi per tante cose che non sono prioritarie come invece la messa in sicurezza immediata di un’autostrada. Ma le chiacchiere stanno a zero ed è arrivato il momento della verità: non si può più giocare a nascondino, la vergogna della A18 ha oltrepassato da un pezzo i limiti del tollerabile. Va accertato di chi sono le colpe e di chi le responsabilità.

La logica del rattoppo. Virgilio sbagliava nel dire a Dante di “non ragionare degli ignavi”: perché forse non resta fama di loro ma gli ignavi lasciano tracce profonde nella storia, eccome se ne lasciano. L’ignavia che c’è stata nel sottovalutare i gravi pericoli in A18, nell’averla ridotta a questo disastro e nell’ostinarsi ad andare avanti con qualche rattoppo qua e là, è il problema da affrontare subito. L’aspetto forse più inquietante di questa vicenda è che la lunga scia di sangue, i gravi incidenti e i mille appelli della gente non hanno smosso di un millimetro le coscienze di chi ha il compito di garantire la percorribilità in sicurezza dell’autostrada. Nemmeno la tragica fine dell’ispettore capo della Polizia Stradale, Angelo Spadaro e tutte le altre vittime della A18 sono servite a far cambiare le cose.

Ora la protesta. I peccatori dell’Antinferno di Dante, dalle parti della Messina-Catania hanno preso le sembianze dei menefreghisti delle autostrade, ignavi senza cuore e senza neppure uno scrupolo di coscienza di fronte alla mattanza quotidiana di un’autostrada dove nell’arco di un anno si superano i 600 incidenti. La parola passa alla protesta, pacifica ma più che mai determinata che si va organizzando: con il sospetto che ad altre latitudini una vergogna del genere non sarebbe durata così a lungo e l’avrebbero già risolta da un pezzo.

© Riproduzione Riservata

Commenti