Pancrazio Muscolino con la moglie Maria Stella

Dalla Serbia arriva una nuova pagina giudiziaria nella tragica vicenda del delitto di Pancrazio Muscolino, 44enne imprenditore di Taormina ucciso la notte del 12 settembre 2005 durante una rapina alla sua villa a Chianchitta ad opera di una banda criminale composta da soggetti dell’ex Jugoslavia. A seguito di quella rapina solo una parte del commando venne assicurata alla giustizia mentre altri riuscirono a fuggire. La Polizia serba ha arrestato nelle scorse ore cinque componenti di quel gruppo spietato che 13 anni assaltò la residenza dell’allora proprietario del supermercato Sigma di Giardini Naxos. Ne ha dato notizia il quotidiano belgradese Blic, precisando che gli arrestati – tutti cittadini serbi – sono Zeljko, Slavoljub, Slavisa, Milovan Dimitrijevic (tutti con lo stesso cognome) e Zarko Fetovski.

I cinque sono finiti in manette a Lajkovac, a sudovest di Belgrado, nell’ambito di una operazione che aveva portato all’arresto di otto persone, tutti responsabili di rapine, furti, aggressioni reati compiuti a lungo tra Lajkovac, Valjevo e Ub. Questi 5 banditi, in quanto appartenenti al commando criminale del delitto Muscolino erano stati condannati all’ergastolo in Italia già nell’ottobre 2006 in contumacia, ma avevano fatto ritorno in Serbia nascondendosi sotto falsi nomi, e vivendo così indisturbati per diversi anni, continuando nella loro efferata e sanguinaria attività criminale di rapine e furti. Non si erano mai fermati in quella che era diventata una spirale interminabile di sangue e violenza senza tregua. E così, quando la Polizia serba, ha compiuto un blitz riguardante un’altra indagine ha appreso soltanto in un secondo momento che cinque degli otto arrestati erano tra i responsabili del delitto di Muscolino avvenuto a Taormina nel 2005. Scoperta la loro vera identità e appurata il coinvolgimento nell’uccisione di Muscolino, i cinque sono stati condotti dinanzi al procuratore di Valjevo, che ha ordinato un nuovo processo a loro carico in Serbia.

Processo in Serbia. Come reso noto, attraverso Blic, dal loro legale, l’avvocato Miroljub Zivkovic, i cinque adesso avranno diritto a un nuovo processo nel loro Paese: in Serbia, infatti, non è previsto l’ergastolo, ed in questo caso i quattro Dimitrijevic e Fetovski vennero, come detto, condannati all’estero in contumacia. Le autorità italiane hanno adesso trasmesso a quelle delle Serbia la documentazione riguardante le indagini e le sentenze sul delitto Muscolino. Nel nuovo processo potrebbero ora essere ascoltati dall’Italia i familiari di Pancrazio Muscolino, ed in particolare il figlio Gaetano che in quella rapina, allora 19enne, venne ferito al braccio destro.

L’omicidio Muscolino. La banda degli slavi aveva terrorizzato la Sicilia, mettendo a segno rapine e furti in abitazioni tra Agrigento e Ragusa, aveva come base il campo nomadi di contrada Gasena, ad Agrigento ma nel settembre 2005 entrò in azione alle 3.30 di notte tra Taormina e Giardini Naxos, ai danni di Muscolino, imprenditore sposato e con 3 figli. Svegliato dalla sirena dell’allarme, Muscolino venne bloccato dai malviventi e costretto ad aprire la cassaforte, ma riuscì a estrarre una pistola e a sparare per difendere la sua famiglia, tuttavia l’uomo fu centrato a morte da un colpo calibro 9, esploso da uno dei criminali.

Gigantesca caccia all’uomo. Dopo la rapina i banditi vennero inseguiti dalle Forze dell’Ordine con una caccia all’uomo che dalla Sicilia si è spostata sino ad altre regioni italiane, in particolare dalla Calabria alla Campania. Uno dei banditi, il 19enne nomade serbo Bojan Nikolic, fu trovato cadavere sul lungomare di Villafranca Tirrena, per effetto del colpo di pistola 7,65 esploso da Muscolino nel tentativo di reagire all’assalto.

L’iter processuale. Nel 2011 la V sezione penale della Cassazione aveva rigettato i ricorsi che riguardavano sei imputati condannati all’ergastolo nel marzo del 2010 dalla Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria, dopo che già una prima volta la Cassazione era intervenuta decidendo un nuovo processo dopo la prima sentenza d’appello di Messina, per carenza di motivazione. Era quello il troncone dei giudizi abbreviati legati all’omicidio dell’imprenditore, che aveva visto condannati al carcere a vita in primo e secondo grado 6 nomadi. Ma nel giugno 2009 la Cassazione aveva annullato con rinvio, per carenza di motivazione, la sentenza emessa dalla Corte d’appello di Messina, con cui nel novembre 2008 erano stati confermati i 6 ergastoli inflitti in primo grado.

Le condanne definitive. Nel maggio 2011 arrivarono quindi le condanne definitive della giustizia italiana per Dimitrijevic Slavisa, serbo; Dimitrijevic Zeliko, jugoslavo; Jovanovic Boza, serbo; Stojanovic Vitomir, jugoslavo; Dimitrijevic Slavoljub, jugoslavo; e Bogdanovic Bogdan. Per tre di loro, i Dimitrijevic, unitamente ad altri due componenti della banda, adesso è arrivata la cattura in Serbia.

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