Taormina. Palazzo Ciampoli
Palazzo Ciampoli

C’è un grande assente nel Natale a Taormina, in questi giorni, ed è Palazzo Ciampoli. Sono trascorsi ormai tre anni dalla riapertura che, dopo 34 anni di chiusura, avvenne il 29 dicembre 2015 ma il palazzo ristrutturato dalla Regione Siciliana rimane chiuso e il futuro di questo gioiello è un rebus irrisolto. La Regione vorrebbe indire un bando di gara per l’affidamento del bene, che risale al 1412, ed in passato è stato espropriato dalla Regione con un impegno economico di 7 miliardi e mezzo di vecchie lire, ma al momento non ci sono ancora intendimenti ufficiali in tal senso e tutto si è fermato insomma alle “buone intenzioni”. Dovranno invece essere eseguiti alcuni lavori di sistemazione dell’edificio, a completamento delle opere da 4 milioni di euro che portarono in passato al restauro, la riqualificazione e l’adeguamento funzionale del palazzo.

Quale futuro? Si tratta di un edificio che potrebbe dare linfa al turismo dei beni culturali e a suo modo fornire le auspicate risposte alla Città di Taormina, che guarda da sempre ad un turismo di qualità e alle attrattive di carattere culturale per incrementare il turismo anche in bassa stagione, ma ad oggi come detto Palazzo Ciampoli è chiuso al pubblico e le prospettive sono incerte, anzi un autentico mistero.

L’interesse del Parco di Naxos. Nell’ottica di un nuovo percorso gestionale per Palazzo Ciampoli potrebbe essere interessato ad impegnarsi il Parco di Naxos-Taormina, ente che di recente è stato il tramite della Regione per l’acquisto del Castello di Schisò ma al momento, come detto, la soluzione più probabile rimane quella di un bando internazionale. In passato aveva dato buoni risultati l’allora gestione a cura della Soprintendenza. La situazione viene seguita con particolare interesse anche dal Comune di Taormina, al quale a suo tempo è stata affidata nel 2016 la gestione di Palazzo Ciampoli mediante un protocollo d’intesa con l’allora Governo Crocetta ma che, di fatto, non ha le risorse economiche ma soprattutto umane (non dispone cioè del personale da impiegare sul luogo) per occuparsi in via diretta di questa splendida struttura.

L’idea del sindaco. Il primo cittadino Mario Bolognari ritiene che la soluzione più opportuna, in ogni caso, debba essere quella di “un percorso che preveda installazioni a lungo termine”, considerando che “l’alternarsi di eventi di breve termine non è la soluzione ideale per valorizzare il bene”. La svolta non può, insomma, arrivare con qualche breve riapertura occasionale, per poi richiudere il palazzo per diversi mesi.

L’auspicio. La speranza è che l’assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa, decida di affrontare quanto prima la questione di Palazzo Ciampoli, che prima ancora di un bando di gara finalizzato a creare le condizioni per eventi di alto livello, necessiterà di lavori di “rifinitura” per completare la fruizione e piena agibilità dell’edificio. Il 2019, a questo punto, non può essere l’anno di un ulteriore nulla di fatto. Palazzo Ciampoli va restituito al più presto al pubblico, una soluzione risolutiva va individuata in fretta: con la medesima solerzia con la quale, d’altronde, è giunta ad un punto di svolta la recente vicenda del Castello di Schisò.

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