l'Hotel Villa Sant' Andrea

La maxi-operazione di Lvmh con i 46 hotel Belmond che ha coinvolto anche due alberghi di Taormina promette di innescare un “effetto domino” nell’hotellerie di lusso italiana, con riverberi possibili o probabili anche sulla Perla dello Ionio, icona per eccellenza del top travel in Sicilia.

Investimenti nel lusso. Secondo l’ultimo “focus Città” realizzato da World capital il patrimonio immobiliare italiano vale circa 100 miliardi ed è in grado di attirare consumi turistici per oltre 50 miliardi. Secondo i dati del 2017, la spesa dei turisti stranieri negli alberghi italiani è stata pari a 23 miliardi, dato destinato a un ulteriore incremento nell’anno che sta per terminare. La diretta conseguenza di un tale valore sta nell’aumento degli investimenti che interessano soprattutto la fascia medio-alto del comparto, quella che meglio ha affrontato e superato la crisi economica. Secondo lo studio sul comparto alberghiero italiano di Crif Res tra il 2009 e il 2016 si è registrata una riduzione del numero di strutture ricettive del -2,4% concentrato soprattutto negli alberghi a una o due stelle. Parallelamente si è registrata una crescita degli hotel a quattro e cinque stelle, quest’ultimi in particolare hanno segnato un +34,5%. Nel complesso, secondo lo studio, gli investimenti immobiliari nell’hotellerie tra il 2014 e il 2017, sono raddoppiati, passando da 600 milioni di euro a 1,2 miliardi, quota che pesa per oltre il 10% degli investimenti immobiliari complessivi in Italia. Un potenziale sfruttato in larga parte da investitori stranieri, di fatto i nuovi “signori e padroni” dell’hotellerie made in Italy.

I colossi in campo. Oltre all’operazione del colosso francese Lvmh, si possono annoverare tanti altri movimenti che vanno analizzati con attenzione: il Principe di Savoia a Milano è stato acquistato dal sultano del Brunei (oggi catena Dorchester), St. Regis e The Westin Excelsior sono passati a Nozul Hotels & Resorts, il gruppo Boscolo è entrato nel gruppo Värde partners. Solo a Firenze gli esempi di investitori internazionali si sprecano: il Four Seasons è finito in mano al fondo sovrano del Qatar (insieme al Gallia di Milano), il colosso turistico tedesco Tui ha speso oltre 23 milioni per il cinque stelle Il Castelfalfi, l’imprenditore argentino Alfredo Lowenstein (già proprietario del Castello mediceo di Cafaggiolo, in Mugello) ha acquistato una ex Scuola di sanità militare a due passi da Ponte Vecchio destinata a diventare un resort con 200 camere, Analjit Singh, chairman di Vodafone India, ha comprato l’ex collegio fiorentino della Querce per farne un hotel di lusso, il fondo Usa Pw real estate ha comprato il complesso dell’ex Manifattura tabacchi di Firenze, per realizzare un hotel, ma anche case, negozi e spazi per lo smart working e la catena The Student Hotel, dopo aver inaugurato un primo studentato nell’ex Palazzo del Sonno delle Ferrovie, ha avviato i lavori per farne un altro, sempre a Firenze.

Stranieri all’assalto. Insomma, come spesso accade in questo Paese, la materia prima – strutture di pregio in località turistiche tra le più rinomate al mondo – ce la mettiamo noi, ma i capitali per gli investimenti sono stranieri, così come la destinazione finale dei ricavi. E allora i capitali stranieri non vengono regalati e nemmeno investiti per caso, semmai si basano su dinamiche, logiche e scelte ben precise. In questo processo di valutazioni molto attente si inserisce la consapevolezza che in Sicilia il mercato alberghiero offre i suoi migliori gioielli a Taormina, e dopo l’operazione che visto il cambio di proprietà del Grand Hotel Timeo e dell’Hotel Villa Sant’Andrea, presi dal magnate di Lvmh, Bernard Arnault, ulteriori operazioni potrebbero prendere quota nei prossimi mesi con altri gruppi interessati ad acquisire alberghi da queste parti.

Spifferi di fine 2018. Cominciano a circolare i primi rumors su quelli che potrebbero seguire le orme di Lvmh a Taormina e già si parla di nuovi movimenti in atto. Sulla Perla della Ionio ha riacceso i riflettori una grossa company con sede a Londra che da tempo cerca “casa” a Taormina e può vantare beni dell’industria turistica in tutto il mondo. Nei giorni scorsi è arrivato in città anche la rappresentanza di un’agenzia di intermediazione che di recente ha chiuso un’operazione da quasi 4 milioni di euro per la vendita di un lussuoso immobile a Taormina e ora vuole mettere gli occhi sul settore alberghiero. Infine, più di qualche sondaggio sarebbe già arrivato da parte di un big mondiale del turismo con sede in Spagna che medita spostare il suo enorme raggio d’azione anche nell’hotellerie e già qualche anno fa aveva provato a chiudere delle operazioni su Taormina.

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