il presidente Vincenzo Zingales

Si è spento nelle scorse ore all’età di 82 anni Vincenzo Zingales, storico e stimato ex presidente del Tar di Catania. Di Zingales si ricordano provvedimenti coraggiosi e ordinanze come quella sulla riapertura del casinò di Taormina. In quella occasione Zingales propose il problema alla Corte costituzionale segnalando plurimi profili di incostituzionalità sulla mancata concessione al ripristino della casa da gioco taorminese ma la sua tenace battaglia si andò a scontrare con una volontà ben più forte e assai più potente, protesa a non consentire il ritorno in attività dei tavoli verdi nella capitale del turismo siciliano.

La carriera. Zingales era andato in pensione otto anni fa. Aveva iniziato la sua carriera come avvocato assieme al padre, poi era passato al servizio legale del governatore della Banca d’Italia per circa sette anni. Nel 1977 aveva vinto concorso per il Tribunale amministrativo regionale, incarico da giudice che ha ricoperto poi dal 1993 come presidente di sezione e dal febbraio del 2005 come presidente del Tar di Catania.

Il caso Catania. E sempre Zingales rimarrà nella storia anche perché nel 1993 e nel 2003 dispose ordinanze che imponevano la presenza del Calcio Catania in Serie B, confermate in secondo grado dal Cga di Palermo, obbligando la Federcalcio italiana a riscrivere i calendari dei campionati professionistici. Nulla ha potuto eccepire in quel caso la giustizia sportiva in riferimento ai provvedimenti disposti da Zingales.

Magistrato d’altri tempi. Con la morte di Zingales se ne va, insomma, un pezzo autorevole di quella magistratura oggi spesso al centro di contestazioni e che lui interpretò con rigore, scrupolosità ed equilibrio in sede decisionale. Un uomo che si è meritato rispetto e apprezzamento e che ha sempre creduto profondamente nel suo lavoro e nella legge, convinto anche e soprattutto dell’essenzialità dei valori morali e sociali che devono ispirare il corretto principio fondante del giudizio.

“Il danno grave e irreparabile”. Ma, come detto, il nome di Zingales rimarrà legato alla sua coraggiosa presa di posizione nella inquietante vicenda della chiusura del Casinò di Taormina, al cui proposito eloquente appare ancora oggi quanto scrisse Vincenzo Zingales in una sua ordinanza: “Sussiste il danno grave ed irreparabile, a fronte di un interesse pretensivo che altrimenti rimarrebbe sfornito di tutela, tenuto anche conto della circostanza che in passato l’apertura di una casa da gioco nel Comune di Taormina era stata dapprima autorizzata e successivamente impedita. Pertanto, tale danno si è andato progressivamente aggravando, non soltanto in termini di mero lucro cessante, bensì, soprattutto, in relazione al mancato godimento – da parte della collettività di cui il Comune di Taormina è ente esponenziale, e della popolazione della Regione Siciliana in generale – di vari benefici di bilancio e di sviluppo economico-occupazionale diretti e riflessi”.

Il conflitto con i casinò del Nord. E sul presunto danno di una casa da gioco a Taormina nei confronti dei quattro Comuni italiani (del Nord) dove allora come adesso il casinò è rimasto invece aperto, sempre Zingales aggiunse: “Neppure è configurabile un contro-interesse di fatto in capo ai ripetuti Comuni, non foss’altro che per il diverso bacino di utenza che afferisce alle case da gioco ivi collocate, assai distanti da Taormina, e parecchio più soggette alla concorrenza, per ragioni geografiche, di case da gioco situate nei paesi europei immediatamente confinanti”. 

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