Cateno De Luca, sindaco di Messina

Cateno De Luca ha svelato nel corso del programma “Bar Sicilia” il motivo del suo dietrofront sulla candidatura a sindaco di Taormina alle elezioni dello scorso 10 giugno. L’attuale sindaco di Messina che in un primo momento era intenzionato a scendere in campo nella Perla dello Ionio, ma com’è noto ha scelto poi la Città dello Stretto, dove al ballottaggio del 24 giugno ha sconfitto Dino Bramanti. Adesso De Luca racconta un retroscena che lo ha convinto a preferire la prima poltrona di Palazzo Zanca.

“Taormina è l’ombelico del mondo – ha dichiarato De Luca -, purtroppo non per le figure politiche che l’hanno guidata. C’era un gruppo di imprenditori che mi stava convincendo a candidarmi, ed ero più tentato di candidarmi a sindaco a Taormina che non a Messina, anche perché mi avrebbe consentito di mantenere il doppio ruolo di sindaco e deputato, un aspetto importante rispetto a profili di collegamenti nelle questioni inerenti la programmazione e la progettazione che dipendono dalla Regione per una comunità”.

“Quando abbiamo iniziato ad entrare nei dettagli di come si sarebbe dovuta risollevare Taormina – continua De Luca -, siamo partiti da una riflessione sull’immenso patrimonio immobiliare che nel corso degli anni è stato dato in affitto dal Comune. E d’altronde è un impegno che adesso sto portando avanti a Messina sin dai primi mesi di questa legislatura. Ebbi allora a dire a Taormina che ci sono imprenditori che hanno da una vita beni del Comune in gestione ma non hanno mai pagato e che continuano ad utilizzarli anche avendo la complicità all’interno del palazzo, dove magari non si fanno le azioni esecutive”.

“Uno di quegli imprenditori – evidenzia De Luca – mi ha guardato e mi ha chiesto se intendevo fare quelle azioni esecutive. Ed io gli risposi: cosa dovrei fare da sindaco di Taormina per risanare e riportare Taormina al ruolo che merita, ed anche per restituire legalità a tutto ciò che ruota attorno al palazzo, dovrei forse consentire che questa situazione continui? Quella persona, a sua volta, mi rispose: “Ma io sono uno di quelli, non possiamo modificare una situazione ormai sedimentata”. Allora, a quel punto, ho capito che non ero ancora all’altezza di poter guidare la comunità di Taormina”.

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