Pietro Salini (a.d. Impregilo) e Mario Bolognari

Il 2019 sarà l’anno cruciale per mettere un punto definitivo dopo oltre 20 anni al Lodo Impregilo e il Comune di Taormina già si prepara allo scontro finale in Corte di Cassazione, dove si attende ora che venga fissata l’udienza del confronto (forse) finale con il colosso delle costruzioni che realizzò il sistema di viabilità e parcheggi nella Perla dello Ionio. Sulla questione il sindaco Mario Bolognari ha lanciato, intanto, un appello in Consiglio comunale: “Sul lodo Impregilo non ci si può dividere, è in gioco il futuro della città”.

“Impregilo – ha detto Bolognari – ha accumulato una serie di sentenze a loro favorevoli che partono da una base sbagliata. Quei 18 mesi di fermo-cantiere, che hanno addirittura preceduto il mio mandato, erano 18 mesi di cantiere che la ditta non ha pagato perché ha mantenuto gli operai in servizio senza farli lavorare o perché ha sostenuto l’affitto dei macchine per fare le trivellazioni o altre cose, come loro hanno sostenuto. Questa era la perizia tecnica di parte di Impregilo ma non è la realtà, non è la verità. Nel tempo, purtroppo, queste somme si sono gonfiate. La Corte d’Appello di recente Anche nella recente campagna elettorale, d’altronde, dissi che ha fatto bene l’Amministrazione che mi ha preceduto a fare ricorso in Cassazione, e l’ho detto con convinzione perché credo che sia importante per la città essere uniti nell’affrontare questa vicenda e a Taormina non ci si può dividere. E’ una battaglia per la città e faremo il massimo per vincerla, perché si tratta di una questione fondamentale per Taormina”.

Il Comune, intanto, nell’imminente aggiornamento del piano di riequilibrio potrà mantenere nell’elenco dei contenziosi da saldare soltanto 5 milioni di euro (somme già passate in giudicato) in favore di Impregilo. La multinazionale puntava ad ottenere subito 28 milioni di euro ma la Corte di Appello di Messina, come è noto, ha accolto lo scorso ottobre l’istanza del Comune di sospensione dell’esecutività chiesta da Impregilo sul decreto ingiuntivo da 28 milioni intrapreso nel 2007 nei confronti dell’ente locale. Ora tutto è rimandato alla Cassazione. Il Comune, a sua volta, conta anche su quanto sostenuto dalla Commissione di Collaudo che ha certificato 39 milioni di euro che Taormina chiede in termini di danni all’impresa. “Avremo tempo e modo – conclude Bolognari – di discutere anche di questo ed altri aspetti per far valere la posizione della città”.

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