Uomo cosparge di benzina la sua ex a Giardini
Carabinieri arrestano l'aggressore di un agente di Polizia locale

In manette l’aggressore dell’ispettore di Polizia locale di Taormina, Giuseppe Cacopardo. I Carabinieri della Compagnia di Taormina hanno eseguito stamattina a Giardini Naxos un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Messina su richiesta della Procura della Repubblica peloritana, a carico di G.F., 36enne di Giardini, ritenuto responsabile dei reati di violenza e minaccia a pubblico ufficiale, lesioni personali aggravate, calunnia, detenzione e porto abusivo di arma bianca.

Il provvedimento restrittivo sui fatti accaduti la sera del 14 maggio scorso, scaturisce da una complessa attività di indagine effettuata dai Carabinieri insieme alla Polizia locale di Taormina, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Messina (e nello specifico del sostituto procuratore, dott.ssa Antonella Fradà), i cui esiti hanno permesso di comprovare come G.F., già conosciuto alle forze dell’ordine, abbia usato minaccia e violenza nei confronti dell’ispettore Cacopardo, al fine di costringerlo a compiere un atto contrario ai suoi doveri d’ufficio. Cacopardo nella circostanza venne minacciato con un coltello a serramanico e nei suoi confronti venne lanciato un bicchiere di vetro in viso, che gli ha causato delle lesioni e un danno permanente del vitreo con riduzione del visus. Inoltre gli vennero sferrati due pugni, di cui uno alla nuca e uno all’occhio sinistro

Determinante si è rivelata l’attività probatoria sui fatti posta in essere dalla Polizia locale, a cura del vicecomandante Daniele Lo Presti, che ha portato all’acquisizione delle immagini di videosorveglianza, al rinvenimento del coltello e dei cocci del bicchiere lanciato contro Cacopardo. I Carabinieri guidati dal capitano Arcangelo Maiello, anche grazie all’audizione di numerosi testi, hanno ricostruito la dinamica dell’aggressione e il suo movente, evidenziando anche la calunnia insita nella denuncia-querela sporta dall’indagato pochi giorni dopo l’accaduto, in cui questi, secondo la ricostruzione dei fatti da parte degli inquirenti, avrebbe fornito una versione dei fatti artata e smentita dalle risultanze emerse con l’attività investigativa. All’indagato è stato perciò contestato anche il reato di calunnia.

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