Sono passati 14 interminabili anni dalla scomparsa di Denise Pipitone. Un crimine abominevole ha cambiato la vita di una bambina e ha segnato per sempre l’esistenza dei suoi genitori. Decine di interrogatori estenuanti, appelli senza esito, falsi avvistamenti e depistaggi, centinaia di segnalazioni in tutta Italia, tre processi che non hanno riconosciuto colpevoli: nulla è servito a stabilire una verità e a riportare a casa Denise.

Una bambina di 4 anni è stata inghiottita dal mistero inestricabile di un destino maledetto, strappata agli affetti da belve senza cuore che hanno ordito e compiuto il più diabolico dei disegni criminosi. Ma una madre e un papà non si arrendono, continuano a sperare e proprio in queste ore quella bimba – ovunque sia finita – diventa adulta: Denise il 26 ottobre compie 18 anni. Per l’occasione i genitori, Piera Maggio e Piero Pulizzi (che da qualche giorno si sono sposati) hanno deciso di donare i giochi della loro figlia rimasti inutilizzati, una casetta e una bici, alla scuola Rodari, a Mazara del Vallo, dove Denise ha frequentato il primo anno di scuola dell’infanzia.

Il 1 settembre 2004 Denise stava giocando a rincorrere un cuginetto sul marciapiede vicino casa, all’angolo tra le vie Castagnola e La Bruna. Intorno a mezzogiorno è stata rapita e da quel momento è svanita nel nulla. Quando sono trascorsi 5166 lunghi giorni in molti, dalle Istituzioni ai media, hanno ormai spento i riflettori sulla misteriosa sorte di Denise.

Il caso di Denise Pipitone non fa più notizia, se non per qualche presunto avvistamento poi senza esito, e rimane invece il grande coraggio della madre Piera, che non si rassegna ad aver perso per sempre una figlia di 4 anni. E allora questo inquietante sequestro, attorno al quale si stagliano inespugnabili ombre e disumani silenzi, ancora oggi privo di mandanti ed esecutori, non può e non deve essere dimenticato.

Nella nostra società, immersa nei ritmi frenetici e nelle dinamiche superficiali di ogni giorno, si commette troppo spesso l’errore di pensare che una vicenda come quella di Denise non ci riguarda. In fondo “è solo una brutta storia, una tra le tante che raccontano al tg e che poi vedi scorrere su qualche sito o sui social network”. Ma non è così. Le persone che commettono reati nei confronti dei minori a volte sono i mostri della porta accanto.

In Italia, ogni due giorni scompare un bambino, quattro su cinque non vengono più ritrovati. È un esercito di invisibili che una recente statistica fornita da Telefono azzurro ha descritto in modo tanto impressionante quanto eloquente. Nel 2017 sono state 177 le segnalazioni di scomparsa (3,5 denunce a settimana) giunte al numero europeo dedicato, il 116000, e di questi solo 30 sono stati ritrovati. Dunque ben 147 minori potrebbero essere stati rapiti per essere rivenduti ad altre famiglie, risucchiati e trascinati nei circuiti dello sfruttamento sessuale e del lavoro minorile, a volte oggetto di pedofili e trafficanti di organi, e in alcuni casi forse uccisi. Dal 2011 sono state 1,2 milioni le chiamate ricevute per bambini scomparsi in tutta Europa ma è un dato per difetto, perchè non sempre le sparizioni di minori vengono denunciate. E ogni anno almeno 10 mila minori stranieri non accompagnati scompaiono in Europa poche ore dopo il loro arrivo e di questi pochissimi vengono ritrovati (dati Europol).

Il rapimento di Denise e di tutti quei bambini impongono una riflessione seria e ineludibile. L’Europa arroccata sul mantenimento del sistema perverso di un potere distinto e distante dalla gente, fatto di banche, oppressione fiscale e spread, dovrebbe farsi un esame di coscienza e concentrarsi su ben altre priorità. La pletora di inutili tecnocrati scalda-poltrone che da Bruxelles e Strasburgo oggi s’indaffara a dispensare finti moralismi monetari, se davvero vuole lasciare il minimo segno di una parvenza di utilità istituzionale faccia piuttosto una battaglia per la tutela dei diritti umani, tema che non può continuare a restringere il suo perimetro d’azione alle discussioni e le liti sui migranti.

I reati contro i bambini non sono crimini di “serie B”. Occorre, altresì, concentrarsi su provvedimenti in grado di arginare e tagliare i tentacoli delle organizzazioni criminali che rapiscono un numero crescente di bambini, li portano da uno Stato ad un altro, rivendendo un minore a nuove famiglie considerando il valore di una vita umana alla stregua di un oggetto, o peggio ancora attuano la spregevole pratica della pedofolia e del traffico di organi. Non è più il tempo delle vuote parole e neppure della retorica scriteriata di chi persino evoca il “rispetto dei diritti umani” per i mostri che stuprano una bambina. Servono decisioni coraggiose che diano tranquillità ai cittadini e risposte concrete alle famiglie che perdono i loro figli per mano di ladri di bambini.

Non si può prescindere dalla prospettiva di misure intransigenti, in ambito nazionale e comunitario-internazionale, per contrastare le proliferanti forme di violenza nei confronti dei minori, e in quest’ottica bisogna dotare le forze dell’ordine e gli organi investigativi di tutti gli strumenti necessari per indagare in modo più incisivo nei casi di scomparsa, a partire dalla facoltà di utilizzo delle più moderne strumentazioni (satellitari in primis) sin qui negate dai governi all’utilizzo per i casi di cronaca.

Il sistema giudiziario a tutela dei bambini è una scatola chiusa che va aperta e smontata, ripensata alle fondamenta e riformata pezzo per pezzo su scala globale. Una giustizia che vuole essere degna di essere chiamata tale deve fare prevenzione e affermare l’etica dei buoni comportamenti ma anche prevedere condanne esemplari, da infliggere senza sconti di alcun tipo a delinquenti e parassiti. Tolleranza zero per chi ruba la vita ad un bambino. Tolleranza zero per educare al rispetto dell’etica del vivere civile e per dire basta all’impunità dei crimini che troppo spesso sconvolgono l’esistenza di intere famiglie.

Auguri Denise, con la speranza che il destino ti trovi ancora viva e che un giorno possa riportarti a casa.

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