Taormina vista dall'alto

Alle porte del 2019 continua il mistero del Prg a Taormina. Il “nuovo” Piano regolatore generale approvato nel marzo 2004 dal Consiglio comunale è ormai evaporato, ribaltato e stritolato da 168 emendamenti che hanno stravolto irrimediabilmente quella proposta di “riforma” della gestione urbanistica del territorio. Quel piano ha fatto a più riprese avanti indietro tra i cassetti taorminesi e le fotocopiatrici di Palazzo dei Giurati e le indaffarate stanze palermitane dell’assessorato Territorio ed Ambiente che, in sostanza, ne ha sancito la bocciatura, sino anche a richiamarne la carenza o assenza di atti nel tempo neppure trasmessi dal Comune o poi allegati in fasi successive (vedi Vas).

E allora a Taormina prosegue imperturbabile l’anarchia urbanistica che dura ormai da oltre 40 anni: da 42 anni per l’esattezza. Senza un nuovo Prg rimane in vigore quello precedente e a Taormina per trovare il vecchio Piano regolatore generale bisogna tornare indietro al 1976, quando l’allora Consiglio comunale approvò un piano progettato qualche anno prima e ancora oggi vigente.

A Taormina rimane, quindi, in vigore un Piano regolatore di un’altra era geologica, che non soltanto risale a 42 (quasi 43) anni fa ma soprattutto tiene in vita una linea urbanistica che a suo modo è il senso di tutto. Il Prg del 1976 – repetita iuvant – aveva previsto il boom urbanistico a Taormina, con un’espansione demografica sino ad oltre 20 mila abitanti (21 o 22 mila per la precisione). In quell’ottica vennero liberate e rese edificabili diverse zone del territorio che sarebbero dovute servire a dare una risposta a quella considerevole richiesta abitativa.

La storia racconterà poi ai posteri che quel boom residenziale non c’è mai stato, a Taormina i residenti effettivi ad oggi raggiungono a fatica quota 11 mila, di cui in realtà la metà è un calderone di “taorminesi virtuali”, tra seconde case e case di comodo fiscale, residenze stagionali o acquistate da gente di fuori soltanto per fare cassa e riaffittare o rivendere gli immobili. Niente boom demografico ma anche niente nuovo Piano regolatore, e allora nel frattempo sono rimaste libere aree edificabili dove colate di cemento hanno cancellato interi pezzi di paesaggio. Norme di salvaguardia? Non pervenute. E in fondo a Taormina fa comodo a tanti da tempo immemore che le cose rimangano così sin quando sarà possibile, tirare la corda dell’inverosimile sino all’ultimo e spremere il territorio come un limone sino all’ultima goccia. L’equazione è avere mano libera per affondare la lama nel burro del vuoto urbanistico e normativo. Non cambiare e lasciare tutto come sta è diventato l’elemento di congiunzione che in quattro decenni ha permesso a tanti di poter costruire funghi e mostri che spuntano dentro i quartieri e si arrampicano su pezzi di montagna dove i soli costi della palificazione fanno rabbrividire.

Urge una revisione di piano, serve un nuovo piano, ma quanto altro tempo occorrerà? Dal Prg “abortito” del 2004, sono trascorsi 14 anni e tre legislature senza che nulla sia cambiato. I prossimi mesi diranno se l’attuale Amministrazione vorrà occuparsi di un argomento al quale la politica taorminese sembra essere “allergica”.

Per adesso a Taormina l’urbanistica rimane “figlia” di un Piano regolatore che risale all’anno in cui in Italia cadeva il Governo Moro e tornava per la terza volta premier Giulio Andreotti, in America diventava presidente Jimmy Carter, Gimondi vinceva il Giro d’Italia, Peppino Di Capri trionfava al Festival di Sanremo, al cinema Rocky Balboa batteva Apollo Creed, e veniva lanciato sul mercato il primo super-computer commerciale, Cray-1.

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