morosità di vecchia data a Taormina

Il Comune di Taormina sta predisponendo un bando per l’esternalizzazione del recupero crediti. Si va verso l’affidamento del servizio ad una società specializzata che avrà il compito di incamerare per conto della casa municipale tutte quelle somme che in questi anni non sono mai arrivate nel forziere di Palazzo dei Giurati. Un’analoga iniziativa era stata intrapresa nella passata legislatura dall’ex Amministrazione ma non si era poi concretizzata in quanto lo schema di bando a suo tempo preparato venne poi ritirato in extremis dall’allora Giunta Giardina, essendo state rilevate delle incongruenze che avrebbero compromesso l’efficacia dell’iniziativa.

Adesso quella stessa iniziativa torna d’attualità e l’Amministrazione del sindaco Mario Bolognari si sta proiettando verso questa prospettiva di affidamento del servizio di recupero crediti mediante procedura pubblica, nel tentativo di “dare la caccia” alle somme non versate dai singoli contribuenti e dalle imprese. L’obiettivo è quello di provare a recuperare le cifre riguardanti i tributi, a partire dalla Tari (la tassa sulla spazzatura) ma anche per la bollettazione idrica, l’Ici e Imu che negli anni ha visto diversi utenti sottrarsi ai pagamenti dovuti all’ente locale. Secondo alcune stime le tasse non incassate dall’ente locale negli ultimi 15-20 anni avrebbero raggiunto i circa 30 milioni di euro, un dato impressionante che rappresenta di fatto anche il “cuore” della sofferenza finanziaria del Comune di Taormina, che ha avuto una insufficiente capace di riscossione. Basti pensare al dato sulla Tari reso noto dall’assessore alle Politiche Finanziarie, Giuseppe Caltabiano: “A Taormina nel 2017 la Tari, tassa sui rifiuti, è stata pagata soltanto dal 61% dei contribuenti”.

L’esigenza per il Comune di recuperare i tributi e le somme complessivamente non introitate nelle varie voci di entrata diventa un’esigenza ineludibile anche perché rimane la “spada di Damocle” del lodo Impregilo che rischia di infliggere ai conti del municipio un duro colpo da 28 milioni se dovesse essere respinto in appello il ricorso presentato dal Comune contro la sentenza che nei mesi scorsi riconobbe alla multinazionale il titolo ad ottenere il maxi decreto ingiuntivo.

E rimane aperta, nel frattempo, anche un’altra contesa milionaria visto che la casa municipale taorminese sta reclamando presso la Corte dei Conti (Sezione regionale di Palermo) 10 milioni di euro circa nei confronti di Riscossione Sicilia di tributi non riscossi per Ici e Tarsu dall’ormai ex Serit Sicilia. In questo caso la vicenda verte su una contestazione di mancata riscossione dell’agente incaricato per 9 milioni 348 mila 468.65 euro, e nello specifico Un milione di euro per ciascun anno di durata della convenzione dal 2005 al 2012. Si tratta per il Comune di “somme non riscosse per Ici, relative alle annualità dal 2006 al 2008”, e per “Tarsu, dal 2006 al 2010” (veniva detratto dall’importo delle riscossioni l’aggio del 30% pattuito in convenzione).

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