una spettacolare immagine dell'Etna

Dall’incubo di un sisma a quello di uno tsunami, arrivano nuove inquietanti notizie sulla situazione dell’Etna. Il vulcano, stando a quanto sostengono gli esperti, sarebbe prossimo a scatenare una forte eruzione dalle imprevedibili e potenzialmente devastanti conseguenze. La prudenza è quanto mai d’obbligo, oltre i facili allarmismi di cui la rete troppo spesso diventa il propellente incontrollato, ma in queste ore spunta l’esito a dir poco preoccupante di uno studio effettuato da alcuni scienziati tedeschi.

Il fianco sud-orientale dell’Etna sta pericolosamente e lentamente scivolando verso il mare, un eventuale rapido ed improvviso movimento potrebbe provocare uno tsunami potentissimo e disastroso. Questo almeno è quanto sostengono gli studiosi del “Geomar”, Helmholtz Centre for Ocean Research di Kiel che stanno monitorando i movimenti dell’Etna con particolare attenzione al fianco subacqueo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances.

Le domande che in tanti si fanno sono le più ovvie ma anche le più terribili. Cosa significa che l’Etna sta scivolando verso il mare? E quando potrebbe esserci lo tsunami? L’Etna sta scivolando verso il mare. Gli esperti spiegano di aver monitorato i movimenti subacquei dei fianchi dell’Etna e di aver già registrato nel maggio 2017 un abbassamento verso il mare di quattro centimetri in soli otto giorni. Questi dati hanno portato gli esperti a presupporre che un’improvvisa e rapida discesa del pendio verso il mare potrebbe provocare uno tsunami con effetti disastrosi su vasto raggio, non soltanto per l’hinterland etneo ma più in generale anche per altre aree del territorio siciliano.

L’Etna sorge sulla costa orientale della Sicilia e occupa una superficie di 1265 km², con un diametro di oltre 40 chilometri e un perimetro di base di circa 135 km. Il vulcano è classificato tra quelli definiti a scudo a cui è affiancato uno stratovulcano; la sua altezza varia nel tempo a causa delle sue eruzioni che ne determinano l’innalzamento o l’abbassamento. Nel 1900 la sua altezza raggiungeva i 3.274 m. s.l.m. e nel 1950 i 3.326 m. Nel 1978 era stata raggiunta la quota di 3.345 m e nel 2010 quella di 3.350 metri.

L’Etna ha una struttura piuttosto complessa e non semplice da decifrare, a causa della formazione, nel tempo, di numerosi edifici vulcanici che tuttavia in molti casi sono in seguito collassati e sono stati sostituiti, affiancati o coperti interamente da nuovi centri eruttivi. Sono riconoscibili nella “fase moderna” del vulcano almeno 300 tra coni e fratture eruttive.

Si tratta del vulcano più attivo d’Europa e, anche per questo, il gigante viene costantemente monitorato dagli scienziati e dalle autorità con misurazioni satelittari che, proprio in questo periodo, hanno messo in luce ciò che sta accadendo al fianco sud-orientale e che quindi sta lentamente scivolando verso il mare. Il resto del vulcano invece è stabile. C’è apprensione ma anche molta cautela tra gli esperti, che al momento non si sbilanciano su previsioni esatte e certe in riferimento allo scenario all’orizzonte.

Bisognerà aspettare di capire in quali termini e proporzioni il movimento continuerà sott’acqua. Il fattore scatenante della forza trainante verso il mare sarebbe la gravità e quindi non l’ascesa del magma. Secondo gli scienziati tedeschi se il fianco dovesse rapidamente e bruscamente scivolare in mare, potrebbe determinarsi uno tsunami potente e altamente distruttivo: ma ad oggi non si può prevedere se davvero accadrà né quando. Ed è una ipotesi estrema alla quale nessuno vuole pensare nemmeno lontanamente e che c’è da augurarsi rimanga tale soltanto sulla carta.

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