Ragusa

Ragusa come Taormina, l’imposta di soggiorno si conferma un balzello “tappabuchi” per i bilanci anziché una risorsa da destinare – come l’iter istitutivo imporrebbe – al turismo e alla promozione del territorio. A Taormina l’imposta è in vigore dal 1 gennaio 2013 ma a pochi mesi dal sesto compleanno, di questa tassa si è visto poco o nulla nel turismo perché la gran parte (anzi la quasi totalità) delle somme sono finite nel calderone del bilancio comunale. Una querelle che, non a caso, ha spinto gli albergatori di Taormina a inviare un esposto dettagliato alla Corte dei Conti nel 2015, che per tutta risposta ha preso atto con relativa reprimenda inoltrata per le vie formali all’ente locale. Il palazzo municipale, però, è andato avanti per la sua strada, senza curarsi troppo dell’antifona, e come a Taormina anche a Ragusa la vicenda sembra seguire le stesse dinamiche.

Il gettito dell’imposta di soggiorno non è una entrata tributaria di libera spesa, ma dotata di vincolo legislativo di destinazione per investimenti in materia di turismo. È partendo da questo presupposto che Sicindustria Ragusa mette in evidenza alcune criticità emerse nella definizione del piano di utilizzo della tassa di soggiorno relativa al 2018 per il Comune di Ragusa.

Il turismo è diventato una delle voci attive dell’economia di questo territorio, così come dimostra il dato sull’incremento rilevato negli introiti dell’imposta di soggiorno, raddoppiata dal 2016 al 2017, anno in cui si sono registrate, a consuntivo, entrate per 1.100.000 euro. Somme che, così come prevede la legge devono essere destinate al comparto turistico.

A tal fine Sicindustria Ragusa ha chiesto di intervenire, con apposite previsioni, per agevolare l’aumento in termini di arrivi e di presenze turistiche sul territorio attraverso investimenti in: attività di promozione turistica tramite l’aeroporto degli Iblei “Pio La Torre” come fatto nell’attuale bando di co-marketing pubblicato dalla Centrale unica di committenza del Comune di Comiso; attività di promozione in “manifestazioni a forte valenza turistica” in logica di programmazione che possa caratterizzare l’intero territorio Ibleo e puntare alla destagionalizzazione.

Viceversa, interventi che hanno affinità turistiche ma che riguardano però spese amministrative e gestionali correnti, cioè di carattere ordinario e non legate a un progetto di incentivazione e incremento delle presenze turistiche, non possono essere sostenute dal gettito dell’imposta di soggiorno.

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