boom di b&b abusivi ad Agrigento

Ad Agrigento un B&B su due non rispetta le regole e finiscono, così, nel mirino della polizia. E dal centro cittadino alla zona balneare, passando per il territorio vicino ai templi, emerge un sommerso di illegalità e abusivismo. Non sono iscritti alla piattaforma della Questura, che serve per comunicare i nominativi delle persone alloggiate, oppure non comunicano nulla. Tantissimi, invece, quelli che sono totalmente abusivi. Ben 25 sono risultati fuori regola e si tratta di quelli che, appunto, o non sono registrati sul portale della Questura o non comunicano le generalità degli ospiti.

Complessivamente 25 titolari di strutture sono stati denunciati all’Autorità giudiziaria. Si tratta di fatti che prevedono una ammenda che arriva fino a 206 euro. Dietro ai tanti casi presunte evasioni fiscali, e a questi, bisognerà aggiungere l’Iva evasa, nonché la tassa di soggiorno non pagata. E quello che preoccupa maggiormente è l’elusione degli obblighi, il mercato del lavoro “nero”.

Dunque, evasione, mancata comunicazione alla questura, mancato pagamento della tassa di soggiorno: c’è di tutto ed è abbastanza per richiamare l’attenzione su un fenomeno che evidentemente non riguarda soltanto Agrigento ma in generale tutte le località turistiche, compresa la capitale del turismo siciliano, Taormina, meta dove il proliferare dei B&B e degli affitta camere ha raggiunto livelli impressionanti.

C’è da distinguere in premessa chi lavora in modo onesto ed è in regola, da chi invece agisce nell’ombra. Il problema emerge comunque in modo impietoso nei numeri. Allo stato attuale delle cose vi sarebbero circa 1550 posti letto nel settore extra-alberghiero a Taormina, ma a questi a quanto pare vanno aggiunti almeno (e va sottolineato “almeno”) ulteriori 700 posti inerenti il sommerso. Si tratterebbe, insomma, stando ad alcune stime non ufficiali, di oltre 2000 posti letto inerenti attività come casa vacanza e B&B. Senza contare che nel 2017 sono nate 77 nuove strutture sempre tra case vacanza e B&B e sono in pratica la metà delle 175 totali attualmente censite in termini ufficiali sul territorio. Numeri che fanno riflettere e che soprattutto impongono una necessaria sterzata nell’andare a stringere le maglie per stanare i “furbi” che fanno concorrenza sleale e si sottraggono ai loro oneri fiscali.

© Riproduzione Riservata

Commenti