hôtellerie sempre in fermento a Taormina

Aumenta l’interesse verso l’Italia degli investitori attivi nel settore degli hotel in un Paese che però fa ancora fatica a sfruttare pienamente il proprio appeal. Con la notevole eccezione di Cassa Depositi e Prestiti e del suo Fondo investimenti per il turismo (Fit), a mancare sarebbero soprattutto i capitali di lungo periodo, mentre il mercato è spesso in mano a investitori opportunistici impegnati in operazioni della lunghezza massima di cinque anni.

È il quadro sul real estate alberghiero tricolore tracciato da Giampiero Schiavo, ceo di Castello Sgr. Schiavo, da oltre 20 anni attivo nel settore della finanza immobiliare, ha gestito più di 4 miliardi di euro in transazioni nel settore real estate negli ultimi 10 anni.

A suo dire a frenare sarebbero ancora una volta le criticità tradizionali, rappresentate da strutture a conduzione familiare troppe volte gestite secondo approcci poco manageriali, asset con livelli di obsolescenza piuttosto alti e in generale un mercato immobiliare ancora poco strutturato se paragonato al resto d’Europa.

Taormina, capitale del turismo siciliano dove ogni anno si registra Un milione di pernottamenti, è oggetto di molte attenzioni da parte degli operatori economici internazionali dell’hotellerie. Nell’ultimo decennio sono arrivate da fuori diverse compagnie alberghiere – italiane e straniere – ma una riflessione appare d’obbligo: quanti gruppi del settore stanno dando un apporto nella direzione più ampia di una crescita del territorio? Quante società si sono amalgamate con il contesto di Taormina, facendo squadra anche in termini di associazionismo di categoria e quante invece si sono insediate soltanto per una logica individualistica di profitto, rimanendo avulse ed estranee alle dinamiche della città. Ci sono casi di compagnie che si sono fatte apprezzare per la loro serietà e per l’alta professionalità (come, ad esempio, nel caso dell’attuale proprietà dell’Hotel Timeo e dell’Hotel S.Andrea), mentre altre società hanno dei management che non partecipano neppure alle riunioni di categoria, e hanno persino provato a più riprese a dare una sforbiciata al personale e ai contratti di gestione (vedi dumping contrattuale denunciato da Federalberghi). Le due facce della medaglia di una Taormina che attrae, insomma, investitori veri che si sono integrati con l’economia del luogo in una prospettiva di lungo termine e abili opportunisti ascrivibili, invece, alla categoria di “pirati 2.0” del mercato alberghiero e che tra qualche anno saluteranno la Perla dello Ionio, magari dopo aver realizzato una plusvalenza rispetto a quanto speso in precedenza.

Al contempo, intanto, ha rimarcato Schiavo, in Italia “manca la necessaria stabilità”: “Non c’è la certezza dei tempi che permette agli investitori internazionali di sviluppare business plan affidabili per progetti di più ampio respiro. Ciò nonostante, il tradizionale rapporto annuale elaborato da Scenari Immobiliari parla di un 2017 che è stato più che lusinghiero”: l’anno scorso il mercato real estate alberghiero italiano, che include sia le compravendite sia il valore degli immobili sottostanti ai nuovi contratti di locazione, ha infatti raggiunto quota 2,75 miliardi, crescendo a un ritmo (+14,6% rispetto al 2016) superiore alle previsioni. Un trend che dovrebbe proseguire anche quest’anno, con un incremento atteso del 13%, mentre per il 2019 ci si aspetta un lieve rallentamento.

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