nuovo studio sulla diagnosi dell'Alzheimer

L’Alzheimer si “può leggere” negli occhi: infatti, tre malattie della vista tutte a decorso degenerativo – glaucoma, maculopatia e retinopatia diabetica – sono risultate legate al rischio di ammalarsi di Alzheimer. Lo rivela un ampio studio condotto presso la University of Washington School of Medicine e reso noto sulla rivista Alzheimer’s & Dementia.

Gli esperti hanno monitorato per parecchi anni la salute di 3877 over-65 scelti a caso nella popolazione. Nel corso del periodo di studio hanno diagnosticato quasi 800 casi di Alzheimer. Gli anziani con maculopatia, o retinopatia o glaucoma presentavano un rischio di ammalarsi di Alzheimer del 40%-50% maggiore rispetto a coetanei con pari fattori di rischio ma senza problematiche oftalmiche. Altre malattie della vista tipiche dell’età anziana come la cataratta non sono risultate legate al rischio di Alzheimer, segno che c’è proprio un meccanismo comune tra demenza e degenerazione di retina o nervo ottico.

L’arma più potente contro l’Alzheimer e altre forme di demenza è comunque l’attività fisica. Ecco i consigli degli esperti e i risultati di un’interessante ricerca. Ridurre in maniera sensibile l’insorgenza di Alzheimer e altre forme di demenza in tarda età è possibile. Tutto ruota intorno al corretto mantenimento del proprio organismo. È necessario praticare regolarmente attività fisica, effettuare una precisa prevenzione cardiovascolare e, seppur con qualche strappo, seguire i dettami di un’alimentazione corretta.

Ridurre in maniera sensibile l’insorgenza di Alzheimer e altre forme di demenza in tarda età è possibile. Tutto ruota intorno al corretto mantenimento del proprio organismo. È necessario praticare regolarmente attività fisica, effettuare una precisa prevenzione cardiovascolare e, seppur con qualche strappo, seguire i dettami di un’alimentazione corretta.

L’elemento più importante tra i tre, nel prevenire determinate patologia, sembra essere l’attività fisica, stando alle ricerche condotte dagli esperti negli ultimi anni. Nello specifico uno studio guidato dal Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston ha rivelato quale sia il giusto quantitativo di tempo da dedicare all’attività fisica, al fine di ottenere dei benefici concreti. Sono stati posti a esame ben 4600 trial clinici, selezionandone 98 infine, che includevano al loro interno più di 11mila persone, con età superiore ai 65 anni. Tra queste molte persone in salute, seppur mostrando qualche segnale d’allarme.

Lo studio ha evidenziato come qualsiasi attività aerobica, che sia essa una semplice ma prolungata camminata o una corsa in bicicletta, possono portare degli enormi benefici. Un discorso che si amplia anche agli esercizi anaerobici, come ad esempio il sollevamento pesi in palestra. I principali benefici sono stati rilevati nell’aumento dell’attenzione del soggetto e la rapidità dei processi legati ad abilità intellettive. Risultati ottenuti nei pazienti sani e in quelli con un leggero deterioramento cognitivo.

Al fine di ottenere questi benefici, sarà necessario praticare 52 ore nell’ampio arco di sei mesi. Un’impresa per nulla titanica, considerando che si tratterebbe di sole due ore la settimana. In merito si è espresso Camillo Marra, professore della Clinica della Memoria presso il Gemelli di Roma: “I tre cardini su cui poter intervenire sono movimento, dieta e salute cardiovascolare. In questo modo è possibile prevenire l’esordio di una forma di demenza. Lo strumento più potente è l’attività fisica, come mostrano test su pazienti con un familiare affetto da demenza. Praticare un esercizio costante e mediamente intenso consente di azzerare l’aumento del rischio connesso alla familiarità”.

Per i più anziani sarebbero indicati esercizi non troppo intensi, come il tapis roulant e la cyclette. Occorre però prendersi cura del proprio corpo fin da giovani, provando a svolgere 50 minuti d’attività fisica almeno due o tre volte la settimana.

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