Francesco e Nancy, genitori del piccolo Dario

A una settimana dalla scadenza (fissata per il 7 luglio) della convenzione tra il Bambino Gesù di Roma e la Regione Siciliana cresce l’attesa e l’apprensione delle famiglie per la sorte del Ccpm di Taormina. Si susseguono, in particolare, gli appelli al Governo regionale per la conferma della struttura da parte dei genitori dei piccoli pazienti in cura al centro. “I medici della Cardiochirurgia pediatrica di Taormina hanno salvato il nostro Dario, è un vero esempio di buona sanità”, raccontano Francesco e Nancy, due genitori di Palermo che chiedono al presidente Nello Musumeci e all’assessore Ruggero Razza di “aiutare il Ccpm” Dario è un neonato di 7 mesi e mezzo, il terzo figlio di questa giovane coppia che ha vissuto momenti drammatici e a Taormina racconta di aver vissuto “un miracolo”.

“È difficile trovare le parole giuste per raccontare la nostra testimonianza ed esprimere la nostra gratitudine nei riguardi del personale medico ed infermieristico del reparto di Cardiochirurgia pediatrica, camera intensiva e degenza del Ccpm – ospedale “San Vincenzo di Taormina” – spiegano Francesco e Nancy -. La storia di nostro figlio Dario inizia quando, alla nascita a Palermo, durante la dimissione ci invitano a portarlo a fare un controllo in cardiologia per un sospetto di soffietto al cuore. Ci recammo a fare quel controllo nel giorno stesso, ma al momento della visita si è scoperto che Dario aveva una malformazione al cuore, un “Ritorno Venoso Polmonare Anomalo Totale”, patologia congenita rara. I medici ci comunicarono che Dario doveva essere operato. Ci indicarono due città, Milano o Roma. Allora abbiamo dato ascolto al consiglio di fissare l’intervento a Milano e di aspettare il raggiungimento di un peso idoneo. Ma ai due mesi e mezzo Dario viene ricoverato per una tosse. I giorni passavano e Dario peggiorava giorno dopo giorno fino a quando non riusciva più a respirare senza ossigeno, e lo trasferiscono nel reparto di rianimazione a Palermo dove venne intubato e sedato. Dario aveva un “virus sinciziale”, era in ventilazione assistita e in sepsi. Alla mia famiglia non rimaneva che sperare. Cercavamo risposte positive ma l’unica risposta che ci veniva data era: “Dario è stabile””.

“Un giorno mentre aspettavamo l’orario di entrata in reparto di rianimazione vedemmo arrivare una dottoressa, ne avevamo sentito parlare di lei e avevamo anche parlato con i genitori di altri pazienti ricoverati, quindi le chiedemmo di studiare il caso di Dario e lei fu molto disponibile, studiò la situazione di Dario e ci chiamò facendoci notare che il piccolo era in una situazione delicata ma che stava rispondendo in modo positivo al virus. Ci consigliò di farlo trasferire all’ospedale San Vincenzo di Taormina dove, appena superato totalmente il virus, lì lo avrebbero anche operato. Noi eravamo stupiti dell’invio a Taormina, perché ci era stata sconsigliata per il tipo di intervento. Ci fidammo e Dario venne trasferito l’indomani stesso dopo circa 9 giorni venne trasferito in elicottero da soccorso”.

“E qui comincia invece il miracolo: fummo accolti in camera intensiva dal primario dott. Simone Reali, persona molto professionale e umana, che ci spiegò la situazione del piccolo e come lo avrebbero aiutato. Dopo 2 giorni gli tolgono tutti tubi e comincia a reagire. tutti i medici della Cardiochirurgia erano molto presenti, lo monitoravano in continuazione e sono riusciti con le cure a portarlo in degenza. Dario è riuscito grazie a loro ad uscire da quella situazione, i cardiochirurghi dott. Sasha Agati, dott. Davide Calvaruso e il dott. Fabio Ferro (senza dimenticare il nostro grazie al dott. Giuseppe De Zorzi) decisero che Dario stava molto meglio ed era pronto per l’intervento. Ci spiegarono tutto, ci diedero tranquillità e serenità. Dario è stato operato, poi una lunga degenza che non lascia mai un bel ricordo se non in questo caso quello di aver conosciuto delle persone stupende(medici,infermieri e personale). Ecco perchè spendere qualche parola a loro difesa è il minimo che si possa fare, perché molto spesso si parla di malasanità dimenticando i molti casi in cui la grande professionalità l’alto senso del dovere e l’amore per la propria professione consentono i risultati che sembrano impossibili. Con Dario è successo. Spero che con queste poche righe possa esternare tutta la mia gratitudine. Il mio vuole essere un messaggio di speranza, non abbiamo bisogno di andare fuori dalla nostra isola, pur di operare in realtà difficili onorano con il loro impegno e dedizione la professione che esercitano ognuno per le proprie competenze”.

“Avrebbero fatto tutto ciò che era necessario e indispensabile per tentare di salvare la vita ai pazienti ricoverati. Lì ogni giorno si vive tra la vita e la morte e ognuno di noi cerca di dimenticare il periodo trascorso lì. Questa lettera potrebbe sembrare solo un atto dovuto, invece l’intento è di elogiare tanta professionalità e tanta umanità, in un reparto il cui lavoro comporta tantissimo sacrificio e soprattutto amore per il prossimo. Tutti sensibili al momento dei colloqui con i genitori nel soppesare le parole dette perché, queste possono rappresentare un momento felice o molto doloroso. Non voglio tralasciare gli infermieri e gli anestesisti attenti e premurosi provvedendo con molta umanità”.

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