Taormina vista dal mare

Avviare immediatamente un confronto col governo nazionale sul tema delle concessioni demaniali. È questa la posizione espressa da Sicindustria in occasione dell’audizione congiunta tra la III Commissione Attività produttive e la IV Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità dell’Ars, avente ad oggetto le concessioni demaniali marittime e l’applicazione della direttiva Bolkestein. La questione potrebbe avere riflessi importanti per le varie località siciliane, con particolare riferimento alle mete turistiche. Il settore dell’ospitalità, trainato nell’isola da Taormina, conta infatti su tante aree per le quali si va verso un crocevia tra eventuali nuove opportunità di sviluppo e concessioni il cui rinnovo potrebbe tornare in discussione.

“Le concessioni demaniali – ha detto Ivo Blandina, delegato di Sicindustria per le Infrastrutture – interessano trasversalmente l’industria turistica: dagli stabilimenti balneari ai porti turistici, dalla nautica da diporto ai campeggi, dagli impianti di risalita a fune ai resort e alle strutture ricettive sul mare. Il clima di incertezza che dall’approvazione della direttiva Bolkestein ha riguardato il rinnovo delle concessioni, ha portato le imprese a programmare con difficoltà le proprie attività aziendali, riducendo significativamente gli investimenti. È quindi oramai improrogabile una presa di posizione chiara da parte delle Istituzioni”.

“Il demanio marittimo deve essere un’occasione di sviluppo per la Sicilia, inammissibile questa situazione di stallo che si è creata”, ha evidenziato Giusi Savarino, presidente della IV Commissione territorio Ambiente e mobilità all’Ars durante l’audizione congiunta con la III Commissione attività produttive, sulle concessioni demaniali marittime e l’applicazione della direttiva Bolkestein. “Abbiamo deciso di portare in aula una mozione che impegni il governo nazionale a varare una celere riforma della normativa sul demanio, – osserva – tenendo conto delle nostre indicazioni e delle sollecitazioni venute dal settore, oltre 3000 aziende siciliane. Contemporaneamente lavoreremo per modificare la nostra normativa regionale e snellire le procedure”.

Nel corso dell’audizione è anche emerso l’ipotesi di ammanchi nell’ultimo quinquennio che ammonterebbero a centinaia di milioni di euro frutto di canoni non riscossi. “Abbiamo chiesto un report sui canoni inevasi. – conclude l’assessore – Incalzeremo gli uffici competenti affinché si attivino ad incassare e recuperare celermente queste somme che costituirebbero un grave danno per una Regione in crisi economica come la nostra”.

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