il turismo aromatico affascina

Il vivaismo e la coltura di erbe aromatiche come una nuova frontiera del turismo e della gastronomia in Sicilia. Lo dimostra in Sicilia “Gli Aromi” l’azienda agricola che, a Scicli nelle terre del commissario Montalbano, riceve 9 mila visite l’anno di turisti che vogliono fare il percorso emozionale-olfattivo tra salvie e gerani malvarosa per un totale di 200 specie di piante aromatiche.

I visitatori possono poi degustare, nell’orto e serre vista-mare dove vengono propagate oltre 500mila piante per talea l’anno, la cucina siciliana insaporita dalle aromatiche coltivate in campo o addolcite con la stevia. Un’esperienza ripetibile a casa mettendo a dimora i semi acquistati, anche online, in kit dai nomi fantasiosi: ‘Fatti i capperi tuoi!’ o ‘Vuoi vivere nella bambagia?’ per avviare colture di cotone.

Nel giorno della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del ‘Testo unico in materia di coltivazione, raccolta e prima trasformazione delle piante officinali’ – che dopo quasi 90 anni disciplina la raccolta e il commercio di essenze vegetali apprezzate nei crescenti consumi alimentari legati alla sfera della salute e benessere – ora ci si chiede se anche altre zone della Sicilia punteranno su questa nuova forma emergente di turismo. Taormina, capitale del turismo siciliano, proverà a mettersi a ruota e a lanciare uno di questi percorsi emozionali-olfattivi?

Insomma tutti cercano il biologico e naturale e dalle parti del ragusano possono fare yoga sui tappetini di timo con vista sul mare o scoprire piante rare. Nel ragusano non ci si accontenta di vendere piantine di rosmarino, e c’è già chi vuole proporre la soluzione al passo con i tempi di sostituire i vecchi giardini all’inglese, che non fanno parte della tradizione ma richiedono tanta acqua e cura, con coperture verdi non idrovore e a basso spreco di energia.

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