Federalberghi contro i contratti "sleali"

Federalberghi prende posizione in tutta Italia contro il fenomeno del “dumping contrattuale”. Una nota, a firma del direttore generale Alessandro Massimo Nucara, sulla mancata applicazione della contrattazione collettiva di riferimento e sui relativi aspetti sanzionatori è stata diffusa da Federalberghi sulla base di accertamenti avviati dall’Ispettorato del Lavoro. Il monito viene condiviso da Federalberghi Taormina, presieduta da Italo Mennella, che opera nel territorio della capitale del turismo siciliano, icona del top travel dove si concentra il maggior numero di strutture ricettive dell’isola.

A Taormina, nello specifico, i riflettori si sono accesi su alcune compagnie arrivate da fuori che hanno qui acquisito strutture alberghiere e che, in sostanza, non starebbero riconoscendo gli integrativi locali o applicherebbero contratti che non tutelano i lavoratori.

L’Ispettorato nazionale del Lavoro ha diramato, infatti, il 20 giugno scorso una comunicazione riguardante l’applicazione della contrattazione collettiva, la tutela dei lavoratori, gli aspetti sanzionatori e i rischi cui vanno incontro i datori di lavoro che ricorrono al dumping contrattuale.

Il Dumping contrattuale, in sostanza, consiste nel fare concorrenza sleale grazie a condizioni contrattuali particolarmente favorevoli per l’azienda, ma sfavorevoli per il lavoratore (salari più bassi, orari di lavoro più lunghi etc). Il dumping contrattuale è un fenomeno che si può osservare, ad esempio, in alcune cooperative (cosiddette spurie), che sfruttano i vantaggi fiscali e contrattuali offerti dalla legge, per risparmiare sui costi (soprattutto del lavoro) e ottenere, quindi, un vantaggio competitivo illecito nei confronti di altre aziende che non beneficiano delle stesse “agevolazioni”.

“L’Ispettorato del Lavoro – spiega Federalberghi – ha informato che “l’azione contrattuale iniziata nel gennaio 2018 è in corso su tutto il territorio nazionale, in particolare nei settori del terziario, nei quali si riscontrano violazioni di carattere contributivo o legate alla fruizione di istituti di flessibilità in assenza delle condizioni di legge”.

L’azione si concentra nei confronti delle imprese che non applicano i contratti c.d. leader sottoscritti da Cgil, Cisl e Uil, e dalle organizzazioni datoriali maggiormente rappresentative (quali il CCNL Turismo) ma i contratti stipulati da organizzazioni sindacali che nel settore risultano comparativamente meno rappresentative (Cisal, Confsal e altre sigle minoritarie).

“Si ricorda – evidenzia Federalberghi – che la fruizione di benefici come il ricorso a forme contrattuali flessibili, è ammesso a condizione che si applichino i contratti “leader” del settore, contratti che vanno comunque sempre utilizzati per l’individuazione degli imponibili contributivi. Le imprese che non applicano tali CCNL potranno pertanto rispondere di sanzioni amministrative, omissioni contributive, e trasformazione a tempo indeterminato dei rapporti di lavoro flessibili. Anche gli eventuali soggetti committenti, nel caso di appalto di servizi risponderanno in solido con le imprese ispezionate dagli effetti delle violazioni accertate”.

© Riproduzione Riservata

Commenti