lussuosa suite di un albergo

“La tassazione degli immobili nelle sue diverse componenti ha raggiunto un peso insostenibile, stimiamo che gli alberghi italiani paghino ogni anno circa 894 milioni di euro solo di Imu e Tasi, equivalenti a una media di 26.956 euro per albergo e 819 per camera”.

Sono queste le cifre legate alla scadenza della prima rata di Imu e Tasi per il segmento alberghiero rese note dal presidente nazionale di Federalberghi Bernabò Bocca, che pone anche l’accento sul fatto che le cifre sono comunque dovute anche in caso di chiusura dell’hotel.

“Il mondo delle imprese turistico ricettive è fortemente provato da una pressione fiscale – prosegue Bocca – che va oltre ogni sostenibilità e che si mantiene superiore alla media dei paesi dell’eurozona. Con l’insediamento del nuovo Governo non possiamo che auspicare che le cose cambino davvero, dal momento che allo stato attuale nessun autofinanziamento è possibile”. La richiesta di Federalberghi è di commisurare Tari e Tasi all’effettivo utilizzo della struttura.

La questione interessa da vicino anche Taormina, capitale del turismo siciliano dove il settore alberghiero rappresenta una componente fondamentale o per meglio dire imprescindibile per l’economia del territorio e si pone come la principale fonte di occupazione per migliaia di lavoratori. Federalberghi chiede al Governo di porre adeguato rimedio al perdurare di una condizione di insostenibile oppressione fiscale che può mandare in crisi le imprese operanti del settore turistico e che, in una sorta di effetto domino, poi va a colpire non solo i management alberghieri ma anche i lavoratori del settore.

Lunedì scorso i Comuni hanno dato avvio alla fase di incasso della prima rata 2018 per le principali categorie di immobili quali prime case di lusso, seconde case, negozi, uffici, capannoni e terreni non agricoli.  “La tassazione sugli immobili è eccessiva e l’onere – prosegue Bocca – è aggravato dal fatto che l’imposta si paga anche se la struttura è chiusa o vuota. Ciò mette in evidenza l’unica misura adottabile – spiega – È vitale la riduzione della pressione fiscale sui beni strumentali, escludendo gli immobili strumentali dall’Imu, o quantomeno rendendola interamente deducibile dal reddito d’impresa. Buona parte dell’imposizione sulle nostre attività – conclude Bocca – deriva dai livelli territoriali di governo, rispetto ai quali proponiamo come detto di commisurare Tari e Tasi all’effettivo utilizzo della struttura: è ingiusto pagare anche quando si sta chiusi”.

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