Non ci poteva essere peggiore estate per gli sportivi italiani che da sempre attendono il Mondiale di calcio per seguire la Nazionale. Giampiero Ventura ha compiuto il capolavoro dei disastri riuscendo nell’impresa titanica di non far qualificare gli azzurri ai Campionati Mondiali di Russia 2018. Niente partite della Nazionale nell’estate degli italiani, costretti a rinunciare dopo 60 anni al momento immancabile che riuniva la gente e per 90 minuti fermava un Paese intero di tifosi che si riunivano ovunque e milioni di commissari tecnici schierati nei bar, nelle piazze, davanti ai maxischermi e sul divano.

Stavolta cosa importerà del Mondiale senza l’Italia agli italiani? Praticamente poco o anzi nulla. Perché guardare una partita senza poter tifare è come bere un caffè col sale, come dover rinunciare a un piatto di spaghetti per un brodino, come comprare un biglietto per il concerto di Vasco Rossi per poi ritrovarsi allo show di Pupo, o come chiedere ai fan di Sophia Loren e George Clooney di accontentarsi di un selfie con Luciana Turina e Rovazzi.

L’uomo (S)Ventura, perfetto emblema dell’invisibile meritocrazia made in Italy e sciagurato commissario tecnico scelto per qualità non ancora identificate nemmeno dall’ispettore Fox Molder di X Files, ha consegnato agli italiani una scialba estate da amarcord.

Il Mondiale mancato di Russia farà rimpiangere a tanti le notti di Italia 90 con Totò Schillaci, quelle di Usa 94 con Roberto Baggio e a maggior ragione il trionfo di Berlino 2006 con il rigore di Fabio Grosso. Dalle Notti magiche con le piazze rumorose che scoppiavano di passione per un sogno alle Notti tragiche con le strade silenziose in cui addirittura a Taormina bar e locali pubblici rischieranno 500 euro di multa se rivolgeranno lo schermo verso l’esterno e alzeranno il volume per attrarre i turisti. La dura legge di S(Ventura) si abbatterà come un’anatema multilingue pure sui turisti che di solito mentre passeggiavano davano una sbirciata alle tv per vedere il risultato della loro Nazionale. Niente assembramenti per strada, altrimenti per il gestore del locale saranno volatili per diabetici e scatterà il cartellino giallo.

Dall’epoca festosa dei capannelli al tempo amaro della fila indiana, l’estate senza Coppa del Mondo avrà per gli italiani, da Bolzano alla Perla dello Ionio, il retrogusto di un appuntamento certo poi saltato, un po’ come quando ti prepari per il primo incontro d’amore e poi ti danno buca mentre hai già comprato il vestito per l’occasione. Dalle prove tecniche di esultanza con l’urlo in gola all’indifferenza del “chi se ne frega di chi vincerà”. L’estate mondiale del 2018 ha tolto a ogni famiglia e a ciascun italiano lo spettacolo del pathos che si traduceva nel riunirsi tra parenti e amici che mangiano, fumano e imprecano, lo show degli idealisti e dei sapientoni che non vogliono tifare, criticano e poi esplodono. L’ansia e la rabbia, la gioia o la delusione a seconda di come va la partita. E adesso il proscenio passa alla calma piatta in cui magari spunterà il fenomeno parastatale che dirà: “menomale, a giugno siamo più liberi quest’anno”.

Dal brivido collettivo del gioco che ti trascina nell’abbraccio della follia tra popcorn e coca cola, allo spritz e i salatini sotto il cielo mistico di un’anonima estate senza nemmeno la coppa del nonno in palio: stavolta agli italiani rimarrà solo la tintarella anticipata, un tuffo al mare e il falò di Ferragosto. E per la gioia degli anti-pallonari ci vorrà pure un’eternità per rivivere le notti mondiali d’estate perché nel 2022 la Coppa del Mondo si giocherà d’inverno, in Qatar.

Prossima tappa del sogno azzurro sarà allora (forse) l’Europeo 2020, prima edizione prevista in una cervellotica modalità itinerante. Una competizione apolide che si giocherà tra Copenaghen, Bucarest, Amsterdam, Dublino, Bilbao, Budapest, Glasgow, Baku, Roma, Monaco di Baviera, San Pietroburgo, Londra e Bruxelles. L’Italia non vince l’Europeo dal lontano 1968 ma chissà che non possa essere la volta buona. Presto tornerà il tempo del vento che soffia sulle bandiere. In fondo, come diceva William Gibson sul futuro: è già nel presente, solo maledettamente mal distribuito. Il “maledettamente” lo aggiungiamo noi con dedica speciale a (S)Ventura.

 

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