Mario Bolognari nuovo sindaco di Taormina

Tramonta la campagna elettorale, parte la legislatura con il toto-nomine e le Comunali di Taormina si consegnano agli archivi della politica cittadina con due vincitori: il nuovo sindaco Mario Bolognari e l’alleato determinante Mario D’Agostino.

Il nuovo sindaco si riprende Palazzo dei Giurati conquistando l’elettorato senza troppi patemi e forse aveva già capito che avrebbe vinto la sera in cui si è materializzato il ritiro di Mauro Passalacqua. Bolognari ha avuto la meglio senza troppe difficoltà al termine di una competizione impostata su due elementi essenziali. Il primo elemento è l’alto sgradimento dei cittadini per la passata Amministrazione, un vulnus nel quale Bolognari ha affondato la lama nel burro del sentimento diffuso e palpabile di delusione collettiva. Il secondo elemento è che Bolognari ha saputo far breccia nella storica inclinazione emotiva del taorminese che per tutta risposta alle proprie delusioni non reagisce esprimendo un voto di protesta (che a Taormina non c’è mai stato e difficilmente si verificherà in futuro) e non cerca neppure chissà quali rivoluzioni.

Il taorminese ha scelto anche in passato l’usato sicuro, attitudine che in questo caso si è ripetuta e identificata nell’individuazione dell’ex sindaco come la figura del “pater familias” alla cui esperienza la volontà popolare ha consegnato le chiavi della città. Taorminesità, identità, comunità: su questi concetti Bolognari ha costruito le fondamenta dell’affermazione, coniugando la proposta politica con la consueta ars oratoria e la capacità affabulatoria che da sempre lo caratterizza. Altrettanto abile è stato il professore nel fare ricorso ai vari attacchi verso i competitori, dal fronte avverso contestate ed interpretate come una caduta di stile ma cercati e voluti perché quei passaggi spigolosi servivano a marcare il terreno, a far passare negli elettori il messaggio di una diversa caratura tra i contendenti in campo.

Così il cliché ventennale del malcontento pregresso si è progressivamente affievolito, ribaltato in 60 giorni dall’onda popolare del “si stava meglio 20 anni fa”. Bolognari conosceva bene la nuova legge elettorale, la stessa che lo aveva già visto vincitore due volte nel 1993 e nel 1997, ha indovinato pure la quota vincente, fissata a 2880 voti: gliene sono bastati 2830. Era prevedibile un successo dell’antropologo e quel successo, con merito, è arrivato. Il resto lo ha fatto il travaso politico, chirurgico e concentrico, dei medici di zona, che in questa tornata hanno prodotto un eccezionale sforzo numerico sincronizzato, mettendo il punto esclamativo e la pietra tombale sulle Comunali 2018. In fondo, i Santi più importanti di Taormina ed ai quali tutti si è devoti sono sempre stati due: il patrono Pancrazio e Vincenzo il curatore della salute.

Oltre le legittime ambizioni che animano chiunque ad ogni elezione, non poteva ottenere di più l’ex assessore Salvo Cilona, secondo con l’onore delle armi seppur “zavorrato” dai travagli interminabili e dai limiti oggettivi espressi dalla passata Amministrazione e, come da tempo era evidente, poco supportato da alcuni alleati che hanno fatto una gran fatica a identificarsi nel candidato sindaco che sino ad aprile inoltrato era un avversario per la nomination. La conseguenza non è stata quella di voto disgiunto ma una sorta di voto libero, una campagna elettorale portata avanti senza troppe motivazioni da alcuni, dando priorità alle preferenze del Consiglio comunale. Paradossalmente Cilona perde lo scontro con Bolognari ma non soccombe invece nel confronto simbolico con i suoi alleati last minute che a lungo si erano arroccati dietro lo slogan “il nome di Cilona non passa” e ne hanno mal digerito la candidatura, per poi salire all’89esimo minuto sul carro, al tramonto dei propri sogni di gloria. La storiella enfatizzata ad arte del “paniero” di Vittorio Sabato è diventata lo specchietto per le allodole mentre altre sono state le magagne rivelatasi fatali al centrodestra locale: la guerra durata mesi interi per la nomination e una nave sulla quale c’è chi si è imbarcato più per assenza di alternative che per convinzione politica. Cilona, con una lista e 16 candidati, chiude le Comunali 2018 con 2386 consensi, non lontano dalle 2541 preferenze ottenute nel 2013 da Giardina allora con l’esercito di 6 liste e 120 candidati al seguito. Forse su questo fronte c’è chi si è concentrato soltanto sul Consiglio comunale, forse c’è chi ha lottato per il platonico traguardo del “+1” ma senza altrettanta veemenza sulla partita del sindaco. Si dicono tante cose, le solite malelingue raccontano persino che qualcuno abbia mollato la presa già 10 giorni prima del voto per sopraggiunti problemi di quieto vivere professionale.

Di certo non ha nulla da rimproverarsi ed esce a testa alta dalla competizione il candidato dei Cinque Stelle, Eddy Tronchet. Il grillino dal volto umano, come qualcuno lo ha ribattezzato, ha fatto la sua tenace campagna elettorale parlando di programmi e provando a dare un’alternativa agli elettori con un gruppo di ragazzi che non avevano un serbatoio di voti ma ci hanno messo tanta apprezzabile generosità. Tronchet ha portato il M5S ad un risultato comunque onorevole, che evidentemente non è bastato per far saltare il banco e raggiungere il traguardo auspicato ma è di gran lunga un esito migliore rispetto alla prima esperienza dei pentastellati alle Comunali del 2013.

Bolognari vince le elezioni e tra le fila de La Nostra Taormina incassa un boom di voti il gruppo di Mario D’Agostino. L’ex vicesindaco della Giunta Giardina ha spostato l’asse della contesa, spingendo verso un dato record la moglie Lucia Gaberscek, prima degli eletti con netto distacco nella lista “La Nostra Taormina”. Il risultato è stato il frutto di una strategia tanto semplice quanto fruttuosa che ha visto sia alcuni candidati della lista che diversi altri alleati e sostenitori dall’esterno convergere tutti sul voto femminile ad un’unica candidata per il Consiglio comunale. La somma dei fattori e l’unione delle forze è stato un fisiologico diluvio di voti che ha doppiato gli altri e, stando ai calcoli della vigilia, poteva anzi rivelarsi ancor più consistente.

A questo punto “l’Opa” di D’Agostino sulla nuova Amministrazione è lanciata: legittimata a pieno titolo dai numeri. Oltre alla prima assoluta degli eletti, Lucia Gaberscek (712 voti, cifra quasi pari agli 828 voti avuti da D’Agostino a Taormina alla Regionali dell’ottobre 2012), a corroborare il risultato c’è la performance positiva pure degli altri due esponenti in lista del gruppo D’Agostino, Salvo Brocato e Salvo Abbate, entrambi eletti tra gli 11 consiglieri di maggioranza. I tre, complessivamente, hanno ottenuto 1193 voti per il Consiglio comunale. Una spinta determinante per la compagine di Bolognari.

D’Agostino e il suo gruppo, nella scelta delle posizioni, potranno serenamente valutare ora più ipotesi, un pò come quando si va ad un ricco buffet e c’è l’imbarazzo della scelta tra le prelibatezze della tavola imbandita: potrebbero puntare alla presidenza del Consiglio comunale, con un gruppo consiliare di tre consiglieri pronti a diventare a breve quattro, quando arriveranno i “ripescaggi” dei non eletti. Oppure i numeri consentono un assessorato con vista panoramica magari sulla vicesindacatura. Di certo ci saranno ampi margini di manovra pure per qualche sottogoverno.

Una prima cartina di tornasole sulle dinamiche della nuova legislatura la si avrà nelle scelte che matureranno su alcuni ambiti “strategici”: ad esempio le deleghe alla Cultura, ai Servizi Sociali, all’Ecologia e Aro Taormina, all’Informatica, alle Pari Opportunità e alla Pubblica Istruzione.

In una legislatura che di fatto sarà priva di un’opposizione (5 consiglieri di opposizione e 11 di maggioranza) e che promette un tranquillo quinquennio senza troppi disturbi ai conducenti, il destino del neonato capitolo amministrativo – nel bene o nel male – lo scriverà unicamente la qualità dell’operato di chi si appresta a governare.

Non vi è dubbio che il prof. Bolognari avrà la barra dritta del comando, governerà con una leadership politica e caratteriale maggiore rispetto ai vari sindaci che hanno guidato la città nelle più recenti annate e sarà, insomma, un primo cittadino poco malleabile. Al contempo, nella squadra una indubbia centralità politica potrà averla D’Agostino, al quale il manuale Cencelli affida il ruolo di “kingmaker” della nuova Amministrazione comunale (con tutti gli annessi e connessi). D’Agostino rappresenterà il valore aggiunto o la eventuale spina nel fianco della maggioranza e chissà che tra 5 anni non decida di (ri)puntare a quella candidatura a sindaco negatagli da Eligio Giardina e rinviata dalle burrasche dell’ultimo anno della passata Amministrazione.

Ogni storia, si sa, ha un vincitore e uno scomodo alter ego. Lo sa Giardina (2013-2018) che dovette fare i conti proprio con D’Agostino prima ancora che con Vittorio Sabato. Lo sa Mauro Passalacqua (2008-2013) che dovette fare i conti con Eugenio Raneri. Se ne accorse un politico navigato come Aurelio Turiano (2002-2006) con Pinuccio Composto. E fu così nel secondo mandato di Mario Bolognari (1997-2000), quando Bruno De Vita, insieme al suo gruppo (Taormina Domani) nella fase finale di quella legislatura decise di porre fine all’alleanza con il sindaco uscente del tempo per allearsi con il capo dell’opposizione Turiano (poi eletto sindaco nel maggio 2002). E’ l’imprevedibile parabola di quei romanzi in cui ci sono protagonisti che un giorno si incontrano in una dimensione di piena simbiosi: poi la realtà del domani è un altro racconto, che potrà essere altrettanto bello o magari si rivelerà diverso.

La volontà sovrana delle urne consegna l’onore e l’onere del governo di Taormina al prof. Bolognari, che nel 2013 aveva rinunciato in extremis alla candidatura a sindaco per un valido motivo e cinque anni dopo ha scelto di rimettersi in gioco e affrontare il suo terzo mandato ripartendo anche da quello stesso scoglio.

Buon lavoro al primo cittadino, con l’auspicio che la sua esperienza gli consenta di affrontare al meglio l’ardua sfida di un paese alle prese con un’infinità di piccoli e grandi problemi da risolvere. Una città che, prima di tutto, avrà intanto un gran bisogno di mettersi alle spalle il perdurante clima conflittuale da corrida: strali beceri di veleni social, sterili sproloqui e persino effetti scenografici che rischiano di finire in altre sedi. Egocentrismi esasperati di una campagna elettorale che, per chi non se ne fosse accorto, è già arrivata al triplice fischio finale.

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