respinto il ricorso di Airbnb

Il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza di Airbnb, che chiedeva di riformare l’ordinanza del Tar Lazio 18 ottobre 2017 che aveva negato in via cautelare la sospensione della tassa, e di poter riproporre la richiesta. Ma i giudici l’hanno ritenuta inammissibile, perché doveva essere presentata al Tar. La tassa sugli affitti brevi prevede che gli intermediari immobiliari raccolgano le tasse dovute dai proprietari e girino i dati al fisco.

La questione non è chiusa. Sulla vicenda dovrà tornare a pronunciarsi il Tar, in un’udienza fissata per ottobre. Da quanto è emerso nel ricorso, i proprietari delle case messe in affitto tramite Airbnb (i cosiddetti host) hanno ricavato nel 2017 circa 621 milioni di euro, sui quali il portale avrebbe dovuto effettuare e versare ritenute per 130,4 milioni di euro. Ora l’Agenzia delle Entrate potrebbe intervenire per chiedere il recupero di quanto dovuto.

La cedolare secca sugli affitti brevi al 21% è stata introdotta con la manovra correttiva del 2017. Airbnb la impugnò di fronte al Tar Lazio, che a ottobre 2017, pur riservandosi di approfondire alcuni punti di rilevanza anche comunitaria, affermò che “non si palesano discriminatorie laddove esse ragionevolmente si applicano, per la parte relativa agli obblighi di versamento, solo agli intermediari che intervengono nel pagamento del canone di locazione”. Contro questa decisione la società che gestisce affitti on line presentò appello. E il 13 dicembre scorso il Consiglio di Stato, giudicando “meritevoli di un attento apprezzamento” le questioni poste, aveva ordinato al Tar di fissare un’udienza. Nel frattempo, il 27 aprile 2018, Airbnb è tornata a rivolgersi al Consiglio di Stato per riproporre la richiesta di sospensiva sulla base di “mutamenti delle circostanze”.
Ma i giudici amministrativi di secondo grado, nell’ordinanza della IV sezione presieduta da Paolo Troiano e depositata oggi, hanno respinto come “inammissibile” l’istanza, ritenendo che andasse proposta “davanti al giudice competente per il merito e presso cui pende la causa, ossia il Tar”, si legge nella decisione. Quindi, essendo calendarizzata un’udienza per il prossimo ottobre, Airbnb tramite i suoi legali potrà chiedere un’anticipazione per fatti sopravvenuti, ma non al Consiglio di Stato, bensì al Tar, che è giudice competente. Airbnb ha chiuso il 2017 con un utile operativo di circa 100 milioni di dollari e con prenotazioni in crescita del 150%.

La notizia arriva a pochi giorni di distanza da un’altra batosta che Airbnb ha ricevuto in Giappone. Nei giorni scorsi nella terra del Sol Levante è infatti entrata in vigore una nuova legge in materia di scambio e di condivisione case. Si tratterebbe di una nuova normativa che prevede vincoli più stringenti per gli host come il tetto massimo di affitto fissato a 180 giorni l’anno e il rispetto dei requisiti strutturali antincendio e antismici, già in vigore per gli hotel e nelle dimore tradizionali. I proprietari di case dovranno inoltre registrarsi presso le autorità di competenza. Questa nuova regolamentazione avrebbe provocato la rimozione dell’80% degli annunci sul portale.

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