Taormina Tassa di Soggiorno

La tassa di soggiorno porta nelle casse del Comune di Taormina quasi 3 milioni di euro all’anno (2,7 nel 2016 e 2017) mentre vale 450 milioni di euro secondo le stime di Assoturismo. Numeri che potrebbero presto evaporare perché il Contratto per il governo del cambiamento messo a punto da Lega e M5S ne prevede l’abolizione e questo da una parte ha fatto messo in apprensione gli amministratori locali e dall’altra invece vede la soddisfazione di tanti operatori turistici, specialmente nel comparto alberghiero.

A rispondere a gran voce è il mondo del turismo, che invece da sempre si dice contrario a questa tassa. “Siamo assolutamente d’accordo sull’eliminarla perché così come è impostata è una pistola messa in mano ai sindaci. Grava solo su coloro che soggiornano negli alberghi e non sui turisti “pendolari” che sono il vero problema delle città d’arte” dice il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca. “Il tema – aggiunge – è la finalità del gettito che nella maggior parte dei casi viene utilizzato per finanziare attività che nulla hanno a che fare con il turismo e molte volte serve a coprire i buchi di bilancio del Comune”. Il presidente di Federalberghi è convinto che sia assolutamente necessario pensare a un altro tipo di tassazione: “Ad esempio a Capri e nelle isole – spiega – c’è la tassa di sbarco che è un tassa più ‘equa’ perché va a colpire tutti, sia quelli che vengono negli alberghi sia quelli che passano la giornata sull’isola”.

Claudio Albonetti, presidente di Assohotel Confesercenti, non esita a definire la tassa di soggiorno una “gabella medievale”: “Eliminarla è la cosa più sensata che un governo dell’area Schengen in regime di libero mercato possa fare. Oltretutto colpiva solamente i visitatori che pernottano negli hotel, e non quelli del mordi e fuggi che hanno senz’altro un’incidenza maggiore sulla sostenibilità del turismo”.

“La tassa di soggiorno – spiega Vittorio Messina presidente di Assoturismo Confesercenti – è una misura che ha sempre sollevato polemiche. Certamente riduce la competitività delle imprese, non piace ai turisti e non è omogenea sul territorio nazionale. E, soprattutto accanto a realtà virtuose che ne hanno usato i proventi per il turismo, come era previsto, ci sono stati troppi comuni che l’hanno adoperata solo per far cassa”.

D’accordo anche Giorgio Palmucci, presidente dell’Associazione Italiana Confindustria Alberghi: “Abbiamo sempre detto che in generale siamo contrari alla tassa di soggiorno, qualora non fosse una tassa di scopo per favorire i servizi ai turisti ma soltanto per coprire dei buchi di bilancio dei Comuni. E poi se deve essere pagata, deve essere pagata da tutti. Quindi sia da chi pernotta in un albergo di fascia alta, sia da coloro che soggiornano in bed and breakfast e case vacanze”.

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