chi sarà il nuovo sindaco di Taormina?

Il forfait in extremis di Andrea Raneri imprime un importante scossone agli equilibri della partita elettorale del 10 giugno a Taormina e a questo punto si rialza nuovamente il quorum dei voti che saranno necessari ai tre candidati a sindaco per conquistare il governo della città. La nuova legge elettorale che ha stoppato le coalizioni e ha consentito una sola lista collegata ad ogni candidato doveva servire ad incoraggiare i pretendenti alla sindacatura, che in effetti sono stati almeno 10 (e anche di più se si contano le candidature “scenografiche”) in questi mesi. Doveva essere una tornata di voto con tanti candidati sindaci “ingolositi” dalla prospettiva della sfida uno contro uno, una lista per tutti e tutti ai nastri di partenza con 16 soldati. Un’illusione presa a schiaffi dalla realtà. Delle dinamiche che hanno portato allo scenario finale ci sarà tempo e modo di parlare, ma alla fine la morale della favola intanto è che sono rimasti in campo soltanto Bolognari, Cilona e Tronchet.

Alle Comunali del 2013, ci furono 13 liste (260 persone) in corsa per il Consiglio comunale e ben 6 candidati a sindaco, stavolta saranno 3 i candidati e altrettante liste con soli 48 aspiranti consiglieri. I tre candidati a sindaco si divideranno i circa 7 mila voti utili disponibili ma bisognerà anche vedere se la percentuale finale di votanti si confermerà sopra il 70%, come cinque anni fa quando si recò ai seggi il 72% (7140 persone), o se invece altre dinamiche come l’onda lunga dell’astensionismo incideranno pure a Taormina. La volta scorsa prevalse l’attuale sindaco Eligio Giardina con 2541 preferenze (dopo di lui Francesca Gullotta ne ottenne 1246 e Pinuccio Composto 1013). Andando ancor più indietro nel tempo, nel 2008 vinse Mauro Passalacqua 3600 voti (l’antagonista era Carmelo Briguglio fermatosi a quota 2800 voti).

A questo punto – sempre dovendo fare i conti con quella che sarà poi l’imprevedibile percentuale effettiva di votanti – con le tre liste soltanto in campo, rischiano decisamente di crollare le previsioni di chi già immaginava che per assicurarsi la sindacatura di Taormina sarebbe potuto bastare un numero di preferenze inferiore alle 2 mila preferenze, persino 1600-1700 voti.

L’asticella si è alzata. Il quorum per la vittoria che, in una partita affollata di sfidanti, poteva essere poco più di un falsopiano, è diventato un Everest da scalare. Si vincerà o si perderà con numeri assai più impegnativi, presumibilmente simili a quelli delle precedenti tornate di voto in un “ballottaggio a 3”. Mai come in queste elezioni i pronostici appaiono incerti e tutto porta nella direzione di una competizione equilibrata nella quale il verdetto finale potrebbe essere una questione di pochi voti.

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