il sindaco Eligio Giardina e la statua del Cunctator

“Mi ricandido”, “Non ho ancora deciso”, “Ci sarò”, “Farò amministrazione sino all’ultimo giorno”, “Non escludo di fare un passo indietro”, “Mi confronterò con gli altri candidati”, “Vedrò se candidarmi o se sostenere un altro candidato”. Queste (ed altre ancora), in sintesi, sono state nei mesi recenti le parole del sindaco di Taormina, Eligio Giardina sulla sua ricandidatura alle Comunali 2018. Ad un mese e mezzo dalle elezioni del 10 giugno non c’è ancora una decisione ultima del primo cittadino e nel groviglio delle varie dichiarazioni la morale della favola sembra quella di una strategia tutt’altro che improvvisata da parte del sindaco in carica, che abbandonato (o tradito, a seconda dei punti di vista) da alcuni alleati, non ha affatto riposto in un cassetto le sue speranze di ricandidatura e sta tentando, anzi, di rilanciare la sfida per una nomination dell’ultima ora.

Per comprendere quale sia la strategia di Giardina si può, in qualche modo, richiamare alla memoria una figura della storia romana. Quinto Fàbio Màssimo, (Fabius Maxĭmus, meglio conosciuto come il “Cunctator, “Temporeggiatore”). Uomo politico e generale romano, nonché console, dopo la battaglia del Trasimeno, nella seconda guerra punica iniziò la strategia del temporeggiamento (da qui l’appellativo Cunctator), cercando di logorare le forze cartaginesi senza combattere in campo aperto.

Giardina, secondo alcuni già da tempo tagliato fuori dalla corsa alla sindacatura, sinora ha atteso sornione gli sviluppi delle varie trattative politiche con la stessa calma di cinque anni fa, quando si parlava di tanti nomi aspiranti sindaci ma poi in campo rimase lui.

La lunga fase di attesa e di dichiarazioni interlocutorie di queste recenti settimane, è stata in parte imposta dall’esigenza di riorganizzarsi, perché la coalizione del 2013 si è frantumata, e in parte voluta per sondare il terreno e capire se ci sono i presupposti per rilanciare la sua partita politica. Giardina ha temporeggiato e atteso le mosse altrui, affinché fossero gli altri a logorarsi nella guerra fratricida delle candidature che l’una dopo l’altra non vanno in porto per un motivo o per l’altro.

In effetti, sinora Tizio mette il veto su Caio, Sempronio non vuole Caio, e Tizio crede di avere più chance di Sempronio, Caio riflette, Tizio sgomita e Sempronio tesse la trama. Così, il sindaco in carica si guarda attorno, dialoga con alcuni pezzi dell’ex maggioranza che non si sono posizionati in via definitiva e guarda soprattutto con molto interesse agli sviluppi del tavolo di Mazzeo. Giardina sta entrando nell’ordine di idee che alla fine possano anche rimescolarsi le carte in uno scenario politico dove ancora l’ultima parola non è scritta.

Il sogno non troppo proibito di Giardina è che, analogamente a quanto accadde nel 2013, possano insomma, improvvisamente, ricrearsi le condizioni perché attorno al suo nome si vadano a sintetizzare all’ultimo momento vari pezzi di mosaico che sinora faticano a trovare la quadra. Sul tavolo Giardina mette il suo ruolo di “conciliatore” e la dote tutt’altro che trascurabile dei numeri per ribaltare le sorti della contesa. Come andrà a finire? Lo scopriremo nelle prossime ore….

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