festival del cinema di Taormina

Il marchio è stato finalmente sbloccato dal giudice delle esecuzioni, la querelle con Videobank che riguardava il pignoramento del logo è così arrivata ad un lieto fine, eppure le nubi rimangono e continuano ad addensarsi sul Festival del Cinema di Taormina. Il Festival che doveva tenersi a giugno è stato spostato a metà luglio ma i tempi restano stretti, troppo stretti e ci si chiede insomma se alla fine la rassegna cinematografica ci sarà e che rassegna potrà effettivamente essere.

Un festival che di solito si prepara un anno prima, e che nel caso specifico ha oltre 60 anni di storia, è giunto adesso a due mesi dall’appuntamento con l’edizione 2018 senza che ad oggi vi sia – sino a prova contraria – praticamente nulla in termini di programma, eventi, ospiti, contenuti e tutto il resto. Si era anche prospettato un bando lampo, da parte della Regione Siciliana, da espletare in tempi brevi per provare a dare in extremis una gestione al festival ma al momento non sono arrivate novità in tal senso. E d’altronde chi può essere così “masochista” da caricarsi sulle spalle l’inglorioso compito di organizzare in due mesi un festival che non potrà essere altro che un’anonima parentesi distinta e distante dalla grande storia della manifestazione?

E allora alla fine, se il festival si farà sarà soltanto un’edizione “riempitiva”, un miracolo dell’improvvisazione da confezionare per non perdere la storicità, cioè un’annualità nella sequenza ininterrotta della manifestazione, e per non creare un vuoto che potrebbe rappresentare un problema poi nelle future partecipazioni della costituenda Fondazione TaoArte ai bandi per i fondi da intercettare. Il resto è un chiaro e limpido fallimento della politica a tutti i livelli e ad ogni latitudine. A Taormina l’attenzione su TaoArte si è riaccesa adesso perché incombono le elezioni e bisogna dare un segnale a Palermo, mentre ci si prepara alla “prova muscolare” delle candidature e delle alleanze locali, con annessi e connessi.

Messina, intesa come Comune e come Città Metropolitana, è una doppia presenza di enti “non pervenuti”, marginalmente presenti al traino di Taormina. Non si capisce ancora che ruolo avranno il Comune di Messina e l’ex Provincia regionale nella Fondazione anche perchè da tempo immemore non si sa più cosa abbiano esattamente ancora che fare con Taormina Arte. E della Regione che dire? Nulla si può imputare all’attuale presidente della Regione, Nello Musumeci, che sta cercando anzi di porsi in discontinuità con i suoi predecessori, ha messo da parte altre riunioni per seguire in prima persona le vicende di TaoArte ed è intenzionato a lasciare un segnale positivo. La parte palermitana antecedente della storia è il fantasma dell’ex governo Crocetta, quando il sogno (infranto) era quello di una Fondazione “palermocentrica” e venne pure annunciata in “pompa magna” la trasformazione da Comitato a Fondazione con l’atto notarile. Peccato che, nei fatti, il conferimento del patrimonio sia avvenuto soltanto adesso…

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