Il Capalc di Taormina
Il Capalc di Taormina

Sembra ormai segnato il destino del Capalc di contrada S.Antonio. L’ex scuola convitto albergo si avvia, infatti, verso quella che rischia di essere una soluzione già cerchiata in rosso nell’agenda politica della prossima legislatura di Taormina. Nessuno sa chi vincerà le elezioni del 10 giugno ma già si affaccia all’orizzonte la prospettiva della vendita del Capalc, perchè il Comune non ha i soldi per ristrutturarlo e perchè appare difficile che gli amministratori locali possano avere la capacità (o il coraggio) di chiedere alla Regione i fondi per ristrutturare il Capalc dopo aver consentito che venisse rovinato dal degrado e da uno stato terrificante di abbandono che ha ridotto un potenziale gioiello in una “zavorra” del patrimonio comunale.

La valutazione che è stata data da Palazzo dei Giurati al Capalc, inserito nei beni disponibili per l’alienazione, è di oltre 20 milioni: evidente che quella cifra non sarebbe disposta né ora e né mai a pagarla nessun privato se non forse qualche società che magari abbia sede legale in un istituto psichiatrico. Ma tra le varie parti politiche della città si affaccia la convinzione che qualcosa nei prossimi mesi si muoverà, perché il Capalc ha già toccato il fondo e peggiore vergogna delle condizioni attuali in cui è ridotto l’immobile non ci può essere.

L’incompiuta scuola convitto albergo di contrada S.Antonio è stata valutata, se dovesse essere venduta dal Comune e sottoposta a nuova destinazione urbanistica, 22 milioni 735 mila euro. Nel dettaglio, il valore di mercato dell’edificio, secondo apposito certificato di collaudo, è di 8 milioni 728 mila euro mentre il valore dell’area è di Un milione 720 mila euro, per un totale di 10 milioni 448 mila euro. Il Capalc è ormai un “mostro dormiente”, definizione eloquente che descrive l’enorme edificio realizzato negli Anni Ottanta e che sarebbe dovuto diventare sede di una moderna scuola per le professionalità del turismo. La storia racconta altro, l’odissea senza fine di un immobile rimasto praticamente inutilizzato e che ora si trova nel degrado assoluto, necessitante di ingenti somme per la ristrutturazione e rifunzionalizzazione di cui il Comune non dispone. Si è discusso, e polemizzato, a più riprese in Comune e in città sull’opportunità di vendere l’edificio e poi è sempre prevalsa la volontà di non disfarsene, alla luce del valore comunque rilevante della struttura.

Ora si affaccia l’ipotesi della vendita e delle conversione in albergo, con tanti saluti al sogno della scuola alberghiera e all’ipotesi, mai decollata, anche di adibirne lì la sede di un polo scolastico. Il Capalc, deterupato, depredato e stuprato in lungo e in largo dalla pochezza della politica taorminese, è una storia che si avvicina all’ultimo bivio.

Poi forse spunterà l’ennesimo resort a cinque stelle: auguriamoci almeno che non si tratti di qualche altra proprietà di fuori Taormina. Una delle tante società “take away”, che arrivano da queste parti soltanto per fregiarsi del nome Taormina nell’album delle proprie collezioni e che per il resto danno decisamente poco o nulla al territorio.

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