la fascia tricolore a Taormina non è mai stata conquistata da una donna

A meno di cataclismi dell’ultima ora, anche nei prossimi cinque anni Taormina non avrà un sindaco donna. Il dado è tratto o quasi. Le candidature si sono ormai delineate e una delle poche certezze della campagna elettorale in corso è che non ci saranno nomination in rosa per il dopo Giardina. L’impresa l’aveva tentata Francesca Gullotta nel 2013 (giunta poi seconda alle spalle di Eligio Giardina) e prima di lei nel 2006 Antonella Garipoli (che costrinse allora al ballottaggio le coalizioni di Mauro Passalacqua e Carmelantonio D’Agostino). In questa campagna elettorale l’unica che sino ad un certo punto aveva valutato l’ipotesi della candidatura a sindaco era stata Graziella Longo, figlia dello storico sindaco emerito di Taormina, Eugenio Longo (la consigliera sarà comunque in lista per riconfermarsi nel Civico consesso).

La prima poltrona della città di Taormina si conferma, dunque, un autentico tabù per le donne che sino a questo momento non sono mai riuscite a conquistare la fascia tricolore o ad andare oltre l’attuale vicesindacatura di Pina Raneri. Una consolidata anomalia centenaria nella storia politica della Perla dello Ionio, che sino a questo momento ha lasciato soltanto qualche assessorato e complessivamente poco spazio alle “signore” per incidere in primo piano nelle politiche del palazzo. L’augurio è che un giorno, presto o tardi, la tendenza politica a Taormina possa approdare ad un ribaltamento degli schemi attuali e che qualche “lei” riesca nella difficile impresa di diventare sindaco, in un mondo in cui d’altronde le donne si sono ormai affermate ovunque e hanno riscritto pagine di storia e del diritto.

Eppure, nonostante tutto, mai come stavolta forse, le donne a Taormina potrebbero risultare il fattore x, l’elemento determinante nella contesa per la scalata a Palazzo dei Giurati. C’è da tenere conto, ovviamente, del voto che già alle Comunali 2013 ha introdotto la doppia preferenza uomo-donna ma l’aspetto centrale sarà un altro. Ogni candidato a sindaco avrà una sola lista collegata a suo sostegno: 16 candidati al Consiglio comunale di cui almeno 6 dovranno essere di sesso femminile. La differenza è tanto semplice quanto importante: a differenza del passato non basterà aggregare delle donne da inserire in lista in qualche caso anche solo per portare un bottino minimo al mulino, come spesso accadeva quando era in vigore la vecchia legge elettorale delle coalizioni (o altresì definite delle “grandi ammucchiate”). Il tempo delle “donne comparsa” o “riempi lista” è finito.

Le sei donne collegate a ciascun candidato sindaco stavolta avranno in mano il pallino della situazione, potranno e dovranno essere in grado di spostare gli equilibri, con il peso dei numeri e con la loro personalità agli occhi dell’elettorato, in una competizione dove il campo del consenso non sarà più del tutto ristretto ai confini dei lacci familiari.

Alla fine potrebbero essere cinque i candidati a sindaco, tutti uomini, e allora si va verso la carica delle 30 donne che giocheranno un ruolo fondamentale nella partita del 10 giugno. Alcuni nomi sono già certi. Torneranno in campo Francesca Gullotta e Antonella Garipoli, si riproporranno l’attuale vicesindaco Pina Raneri, Alessandra Caltabiano e Graziella Longo, e si ricandideranno anche Liliana Tona e Rosy Sterrantino ed anche Enza De Luna. Altre donne già pronte alla sfida sono Daria Caminiti, Rocca Gullotta, Roberta Schiera, Carlotta Papale, Lucia Esposito e Dèsirèe Ceraolo. Nella futura fascia tricolore del prossimo sindaco, un pezzo di vittoria apparterrà certamente alle donne e il nuovo Civico consesso potrebbe vedere tra i banchi della sala consiliare un numero maggiore di elette rispetto a cinque anni fa.

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