l'ambita fascia tricolore del Comune di Taormina

A due mesi e poco più dalle elezioni del 10 giugno Taormina attende ancora la definizione ufficiale dello scacchiere di liste e candidati a sindaco che competeranno nella tornata di voto. E mentre ancora e fino in fondo si susseguono riunioni e tatticismi, con ciascuno che cerca di spuntarla sull’altro per una nomination, le prossime Amministrative rischiano concretamente di decretare l’elezione di un sindaco che potrebbe rappresentare, numeri alla mano, un terzo dei cittadini taorminesi, con percentuali ben lontane dal 50% e forse altrettanto distanti dal 40% dei consensi complessivi. Nel 2008 vinse Mauro Passalacqua 3600 voti (l’antagonista era Carmelo Briguglio fermatosi a quota 2800 voti) e nel 2013 prevalse l’attuale sindaco Eligio Giardina con 2541 preferenze (dopo di lui Francesca Gullotta ne ottenne 1246 e Pinuccio Composto 1013).

Va premesso e chiarito che la legge elettorale non sarà più quella delle coalizioni, non ci saranno più le corazzate, le 8 liste che schierò 10 anni fa Passalacqua e nemmeno le 6 che sostennero Giardina la volta scorsa: ogni candidato sindaco avrà una sola lista a lui collegata. E proprio questo cambio di sistema sta incoraggiando (giustamente o illusoriamente?) i vari competitori a farsi avanti in una sfida che, a questo punto, di riflesso potrebbe far crollare in modo significativo il quorum necessario per vincere.

Tra due mesi, la partita per la prima poltrona di Palazzo dei Giurati, sarà una contesa senza quartiere con 5 o 6 candidati che si divideranno i circa 7 mila voti utili disponibili. Ovviamente, bisognerà anche vedere se la percentuale finale di votanti si confermerà sopra il 70%, come ad esempio nel 2013 quando si recò ai seggi il 72% (7140 persone) o se invece l’onda lunga dell’astensionismo abbraccerà pure Taormina.

Al prossimo sindaco, insomma, per essere eletto potrebbero bastare meno di 2 mila voti, qualcuno anzi si dice certo che potranno servirne forse soli 1600/1500, se non addirittura qualcosa in meno. Si vincerà o si perderà per una questione di pochi voti.

Se cosi sarà, Taormina eleggerà soprattutto un sindaco che – senza alcun ballottaggio previsto e quindi a turno unico di voto – rappresenterebbe in linea teorica 2 elettori su 7, un paradosso storico che non equivarrà a una colpa da attribuire agli elettori stessi. Uno scenario inedito, semmai, da ricondurre alla pochezza della classe politica locale in una città dove si fa in fretta a gonfiare il petto, pur se in verità i leader in grado di risollevare la città si fa fatica a vederli con il binocolo. Tutti si ostinano a desiderare la corona, c’è chi sogna la prima fila del Teatro Greco e chi magari la presidenza Asm, senza preoccuparsi troppo delle spine di Taormina e senza chiedersi se si è all’altezza di un compito così gravosi. Ego prima di tutto, assolutamente ego, indiscutibilmente ego. Con tanti saluti a una visione d’insieme e al vecchio e saggio concetto del passo indietro, che viene invece aprioristicamente ascritto al capitolo delle eresie.

Per adesso sono soltanto ipotesi, riflessioni e nulla più, ma un fondo di verità, analizzando la situazione pare esserci eccome. I vari competitori dovranno fare bene i conti, ricordando pure la “polpetta avvelenata” di una legge elettorale che porterà tra i banchi di Palazzo dei Giurati soltanto le prime due liste. Per gli altri, invece, non rimarrà altro che un quinquennio di sole, mare, poltrona e tastiera.

 

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