Fame nel mondo, un dramma che aumenta e mette sempre più a rischio la vita. Sono 124 milioni le persone in 51 Paesi che sono in una situazione di crisi alimentare tale che hanno bisogno di un’azione umanitaria urgente. A far arretrare il pianeta, dopo decenni di politiche che avevano portato a un miglioramento, sono stati i cambiamenti climatici e i conflitti.

E’ quanto emerge dal rapporto del Fsin, la Rete di informazione sulla sicurezza alimentare, elaborato da Ue e agenzie Onu e presentato a Roma alla Fao. Il rapporto sottolinea come le crisi alimentari siano sempre più determinate da cause quali conflitti, shock climatici estremi, prezzi alti degli alimenti di base, che si presentano spesso in concomitanza. Le situazioni di conflitto rimangono il fattore principale alla base della grave insicurezza alimentare in 18 paesi, 15 dei quali sono in Africa e Medio Oriente. E costituiscono la causa primaria per la maggior parte dei casi di insicurezza alimentare acuta nel mondo, toccando il 60% del totale (74 mln di persone).

“Di fronte a disastri causati dall’uomo e dalla natura, dovremmo forgiare una risposta globale più robusta e strategica alle crisi alimentari”, spiega Christos Stylianides, commissario europeo per gli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi, in occasione della presentazione del Rapporto a Roma. Per Neven Mimica, commissario europeo per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo, “le crisi alimentari sono destinate a diventare più acute, persistenti e più complesse”. Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha detto che “sta a noi ora agire per rispondere ai bisogni di chi affronta ogni giorno la maledizione della fame e per affrontarne le cause alla radice”. Per il direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, “se vogliamo raggiungere Fame Zero dobbiamo riconoscere il rapporto tra fame e conflitti. Investire nella sicurezza alimentare e nei mezzi di sussistenza in situazioni di conflitto salva vite, rafforza la resilienza e può contribuire a sostenere la pace”.

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