studenti americani nell'area archeologica delle Domus di Villa San Pancrazio

Si è cosi avuto un interessante scambio di testimonianze e di idee sull’archeologia della Sicilia romana che a Taormina ha una importante testimonianza nelle Domus San Pancrazio. Le attività condotte dal 2015 in poi dagli archeologi dell’Università di Messina, sul sito archeologico delle Domus hanno messo in luce una grande area di scavo posta alle porte del centro storico, su due assi viari molto frequentati, nel cuore della città. Si tratta di un’area destinata a diventare nei prossimi anni probabilmente la principale attrattiva museale di Taormina.

Sino al 2015 l’Hotel Villa San Pancrazio era completamente abbandonato e addirittura parte del suo giardino, proprio a ridosso della Domus romana, era diventato un parcheggio a pagamento. Nel mese di luglio di quell’anno il Dipartimento di civiltà antiche e moderne (DiCAM) dell’Università di Messina, già impegnato da anni con il CNR-IBAM nella redazione della carta archeologica del centro taorminese, ha avviato un progetto di riqualificazione e studio della Domus: tutte le attività riguardanti la Domus San Pancrazio sono state portate avanti con la competente direzione scientifica del prof. Lorenzo Campagna (del Dicam – Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne / Università di Messina) ed il puntuale coordinamento delle attività a cura di Lorenzo Toscano Raffa (ricercatore del CNR-IBAM di Catania).

La prima campagna, priva di finanziamenti e condotta unicamente con 20 studenti dell’Ateneo messinese, aveva riguardato la bonifica dell’area e la riscoperta. Nel frattempo, però, si sono aperti nuovi scenari. L’area e l’immobile, pignorati nel 2013 e messi all’asta dopo una serie di controversie giudiziarie, nel novembre 2015 sono stati acquistati dalla Luxury Collection Srl, stimata società dell’imprenditrice Costanza Giotti, che già da diversi anni opera nel settore turistico ricettivo a Taormina detenendo la proprietà di un noto albergo sito in zona. La Regione Siciliana e il Comune di Taormina, per mancanza di fondi, non esercitarono il diritto di prelazione e si è invece determinata una collaborazione virtuosa pubblico-privato. La nuova proprietà intende risistemare il vecchio albergo ma anche valorizzare l’area archeologica per renderla fruibile al pubblico.

Nel maggio 2016 venne stipulata una convenzione tra l’Università di Messina, la Soprintendenza di Messina e la Luxury Collection S.r.l che ha previsto archeologia preventiva, prosecuzione delle ricerche, restauro conservativo, progettazione condivisa con le finalità della fruizione, valorizzazione e comunicazione del patrimonio archeologico. Da allora è scattata una nuova stagione di ricerca sul sito, proseguita con l’apertura di uno scavo in estensione, condotto dall’Università di Messina in collaborazione con la Soprintendenza di Messina e con la partecipazione del CNR-IBAM di Catania e di Archeotouch Srl, spin-off costituito da giovani archeologi dell’Ateneo messinese. Un dispiego di risorse umane ed economiche molto rilevante, interamente finanziato dalla nuova proprietà, con archeologi, restauratori, operai e mezzi meccanici. I lavori sono proseguiti sino a tutto luglio 2017 con l’impegno di circa 40 studenti che si sono alternati in attività di tirocinio e stage.

Le nuove indagini hanno consentito di individuare un ricco quartiere residenziale di età romana cui si sovrappongono strutture più tarde, di epoca bizantina e medievale. A sud della domus già nota, è emersa una seconda abitazione con un cortile porticato, della quale, allo stato attuale, sono stati scavati alcuni vani con decorazioni parietali dipinte e mosaici di grande pregio. Le due case sono separate da una strada molto ben conservata, pavimentata con lastre in pietra e contenuta da un possente muro di terrazzamento. Contestualmente alle attività di scavo, il team di ricerca si è attivato per la classificazione, lo studio e del restauro dei manufatti rinvenuti nell’area, anche in previsione della futura esposizione prevista in locali appositamente adibiti alla valorizzazione dell’area.

“In certi momenti della giornata – ha evidenziato Alessio Toscano Raffa -, cerchiamo di immaginare come negli stessi vani dove noi ora strofiniamo cocci con uno spazzolino da denti, un tempo c’erano dame inglesi o francesi con guanti di seta e galantuomini in frac con la brillantina sui capelli che sorseggiavano un drink. Se però ci sporgiamo da una delle finestre del vecchio albergo, prive ormai pure degli infissi, torniamo subito al presente nel vedere i restauratori intenti nelle operazioni di consolidamento delle murature, le pitture parietali, i mosaici appena scoperti. Nel 1978, durante i lavori per la risistemazione del grande giardino annesso all’edificio, furono rinvenuti i resti di una ricca domus romana. L’area fu indagata a più riprese tra il 1978 e il 1992 con l’individuazione di 26 ambienti distribuiti intorno a un ampio cortile scoperto e porticato. Ma ciò che avrebbe dovuto e potuto essere una nuova risorsa per il territorio e un nuovo punto di forza per il lussuoso albergo, in realtà fu l’inizio del declino dello stesso che chiuse i battenti qualche anno dopo cambiando più volte proprietà”. Sino a questi scavi iniziati nel 2015 (e che presto proseguiranno), per tanti anni i resti archeologici non sono mai stati resi fruibili ed erano ormai avvolti da una fitta vegetazione. Adesso l’area delle Domus è destinato a diventare in prospettiva un ulteriore sito museale, di eccezionale pregio, per Taormina. E’ stata intanto pure installata la nuova copertura della Domus 2, e lo stesso avverrà presto con la Domus 1.

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