il palio di Piazza IX Aprile (BlogTaormina 2018)

Una pletora di aspiranti al trono, una selva di auto-candidati, la solita battaglia a suon di veti e una campagna elettorale ferma al palo delle chiacchiere. La storia, per lo più prevedibile e alquanto noiosa, della lunga corsa verso le elezioni 2018 a Taormina per adesso è una recita che non trova la trama definitiva e fa una fatica bestiale a scegliere gli attori protagonisti.

Su Taormina si è abbattuta la “sindrome del Palio di Siena“. La chiamano così, è una metafora calzante che vede i diversi fantini più orientati a far perdere l’avversario dell’altra contrada anziché a restare concentrati sulla propria gara. Alcuni si presentano alla corda senza possibilità di vincere e con l’unico fine di annullare l’avversario, perché la vera cosa strategica che conta paradossalmente è solo quella di fermare la contrada “nemica” di turno. Contrasti, sgambetti e antagonismi masochistici. “Mors tua, vita mea” dicevano gli antichi. Questa, in sintesi, è la cosiddetta sindrome del Palio di Siena, forma mentis italiana del perdere tempo a illudersi di poter determinare da soli gli scenari anziché contribuire a costruire qualcosa con una logica di squadra. Da piazza del Campo a piazza IX Aprile, dalle contrade toscane ai vicoli siciliani, il passo è decisamente breve.

Si dirà con estrema disinvoltura che se non riescono a mettersi d’accordo a Roma per fare il Governo, figurarsi nel microcosmo politico di Taormina, piccola cittadina di 10 mila abitanti. La politica in tanti casi, si sa, a tutti i livelli è una partita a scacchi, non una mano di briscola. Fatto sta che a tre mesi dal voto, a Taormina i cavalli sono al palo. Si continua a navigare nell’incertezza di una decina di candidati a sindaco che sbirciano l’uno in casa dell’altro per vedere chi ha i numeri e chi sono gli alleati. Tutti gonfiano il petto e nessuno pensa di farsi indietro. In questo groviglio di bluff, tatticismi di quartiere e doppio giochismi di paese, non si intravede ancora chi sarà l’Aceto di turno, in grado di sparigliare la competizione e presentarsi il 3 o 10 giugno per primo al traguardo. Aceto, per chi non lo sapesse, è il fantino sardo che al Palio di Siena ha colto ben 14 vittorie (solo una di meno rispetto al record detenuto ex aequo da Bastiancino e dal Gobbo Saragiolo) su 58 partecipazioni.

Servirà ancora qualche settimana per avere un quadro definitivo dei fantini e delle contrade in campo, che sinora della politica in verità hanno la nausea e al pensiero di metterci la faccia in piazza preferiscono la sciabola della tastiera da brandire sui social network.

Intanto, a Taormina è tornato lo spauracchio Impregilo, indomito mostro a 15 teste come i milioni che minacciano di mandare gambe all’aria i conti della città. Da levante a ponente i problemi da risolvere non mancano: a partire dalle disastrose condizioni della Villa comunale ridotta a vergogna con un muretto divelto da 2 mesi mentre in Giappone ricostruiscono un’autostrada in 6 giorni. E che dire dei palazzi storici come Palazzo Corvaja dove cadono pietre in testa sui turisti. Ci sarebbe da dire pure sui soliti balletti che perdurano sulle scuole e, presto o tardi, bisognerà chiamare Jessica Fletcher per risolvere il giallo di Taormina Arte, sospesa tra una Fondazione fantasma (dov’è la copertura dei debiti e quali enti fondatori hanno conferito il patrimonio?) e un Festival del Cinema affondato da guerre feudali e impietosamente scomparso dai radar. Senza dimenticare i nodi irrisolti del turismo a partire dal destino misterioso dell’Hotel San Domenico, chiuso da mesi per lavori che non partono mentre il Comune non decide sul progetto e i lavoratori sono rimasti senza impiego e senza uno stipendio per la famiglia.

Sul Palacongressi ci sono due notizie: quella buona è che dopo 30 anni il Palazzo dei Congressi ora è finalmente agibile a pieno regime. Quella pessima è che, dopo i lavori dell’Aeronautica Militare, da questo momento la struttura è tornata di nuovo chiavi in mano alla politica taorminese. Aspettando Aceto, si salvi chi può.

EC

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