Villa comunale di Taormina, il muretto crollato a gennaio

Siamo alla Villa comunale di Taormina o a Beirut? Hanno bombardato Taormina nelle scorse settimane? Hanno colpito la Villa comunale? Si chiedono probabilmente questo i turisti che si recano al momento al giardino pubblico della capitale del turismo siciliano. E’ storia nota che Taormina, e dunque anche la Villa, sia stata colpita ad inizio gennaio da forti raffiche di vento che hanno fatto seri danni e tra i bersagli colpiti rientra pure il Parco Giovanni Colonna Duca di Cesarò. Alberi caduti e un muretto sradicato dalla furia del vento: evidente che non si possa fare nulla contro Eolo, ma quanto tempo occorre per ricostruire un muretto? Com’è possibile che venga abbattuta – per motivi di salvaguardia dell’incolumità pubblica – l’araucaria centenaria ma i pezzi d’albero rimangono poi alla Villa anziché essere portati via? Per quale motivo l’area attorno al muretto crollato è stata dapprima transennata e adesso le transenne non ci sono più, consentendo quindi ai visitatori di avvicinarsi pericolosamente alla zona franata?

Misteri taorminesi, terra degli impegni di spesa che necessitano di mesi e anni per essere formalizzati, patria dei lavori che non partono mai per un motivo o per l’altro, città dove la politica potrebbe amministrare bene e vivere di rendita con i soli proventi della Tassa di soggiorno, quelli del Teatro Antico (evaporati nel forziere del Comune ormai dal giugno 2014) e il ticket d’ingresso ai parcheggi (che non si è ancora capito che fine abbia fatto da quando venne istituito con delibera di Consiglio Comunale di Taormina n. 42 del 25.05.06). La realtà è ben diversa e invece il ritornello è che non si trovano mai i soldi per dare decoro al territorio e per fare qualsiasi cosa si assiste ad iter di biblica durata. Quanto altro tempo sarà necessario per liberare la Villa comunale di Taormina dalla “versione Beirut”? I tempi del G7 sono lontani, decisamente ormai lontani.

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