Si è spento la scorsa notte all’ospedale Cardarelli di Napoli il grande giornalista Luigi Necco, noto cronista napoletano e volto storico di 90’ minuto della Rai nell’epoca del Napoli di Maradona. Avrebbe compiuto 84 anni a maggio ma se n’è andato a causa di una grave insufficienza respiratoria. Per molto tempo ha vissuto anche a Taormina.

Una vita intensa e non priva di pericolo quella di Luigi Necco, uomo che si è fatto sempre apprezzare per la sua arguzia, la sua ironia e la sua straordinaria competenza degli argomenti affrontati. Con la sua morte se ne va un pezzo di storia del giornalismo italiano “vecchia maniera”, abile cronista d’inchiesta, pungente opinionista sportivo e competente promotore di iniziative nel campo della cultura.

Nell’ottobre del 1980, Necco nel corso di una puntata di 90esimo minuto raccontò che l’allora presidente dell’Avellino, Antonio Sibilia, era andato, accompagnato dall’allora calciatore brasiliano Juary, a una delle tante udienze del processo che vedeva imputato Raffaele Cutolo, capo della Nuova Camorra Organizzata e che durante una pausa Sibilla aveva salutato il boss con tre baci sulla guancia e gli aveva consegnato, tramite Juary, una medaglia d’oro con dedica. Pochi giorni dopo, il 29 novembre 1981 il giornalista venne gambizzato in un ristorante di Avellino per mano di tre killer inviati da Vincenzo Casillo detto ‘O Nirone, luogotenente di Cutolo fuori dal carcere. Sopravvissuto all’agguato, riuscì a raccontare al pubblico televisivo gli spari contro di lui mentre ancora si trovava sofferente sulla barella.

Era anche un esperto di archeologia. Dal 1993 al 1997 ideò e condusse una rubrica dal titolo “L’occhio del faraone” per la quale ha realizzato e messo in onda 360 documentari e servizi sull’archeologia nell’area Mediterranea, dalla Grecia alla Giordania, dall’Egitto all’Iraq, da Pompei alla Turchia. Per moltissimi anni, inseguendo un sogno giovanile, si è dedicato alla ricerca del tesoro che Heinrich Schliemann aveva trovato a Troia nel 1873 e che ufficialmente i tedeschi davano per distrutto nei tremendi bombardamenti dello Zoo di Berlino del 1945. Ha diretto l’Ente provinciale per il Turismo di Napoli, dove è stato per cinque anni anche consigliere comunale e negli anni recenti si era dedicato ai progetti di legalità per le scuole. In Rai, oltre allo storico impegno con 90esimo minuto, ha condotto il programma “Mi manda Raitre”, dopo l’addio di Antonio Lubrano. Quindi il passaggio a Mediaset, dove ha collaborato con “Buona Domenica”.

Per tanti anni la sua vita si è divisa tra gli impegni di lavoro a Napoli e le vacanze estive trascorse a Taormina. Aveva casa nel centro storico della località siciliana, a pochi passi da Corso Umberto, ed era un innamorato vero di quella Taormina di cui conosceva molto bene la storia e che definiva il suo “terzo amore”. Il primo era Napoli, poi c’era il Napoli di Maradona e poi proprio Taormina. Capitava puntualmente ogni giorno, o quasi, di incontrarlo in funivia, mentre si andava a Mazzarò o al ritorno dal mare e in ogni discussione c’era sempre qualcosa di interessante da ascoltare o da apprendere nelle chiacchierate con questo maestro di giornalismo. Nelle discussioni mattutine lungo la scalinata di Mazzarò, come in funivia, si condividevano riflessioni della medesima passione calcistica e si parlava delle tante similitudini tra la storia e le bellezze di Taormina e quelle di Napoli.

Negli anni dell’indimenticabile duello scudetto tra il Napoli di Maradona e il Milan di Berlusconi e Sacchi, aveva coniato la storica frase “Milano chiama, Napoli risponde”. Adesso Dio ha chiamato e Luigi ha risposto. Alla famiglia dell’amico e collega Luigi Necco le più sentite condoglianze.

EC

 

 

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