Gomorra è ormai un fenomeno mediatico senza confini. In Italia è un successo nel quale non mancano le polemiche di chi ritiene che il messaggio mediatico della fiction sia poco educativo ed anzi pericoloso per le nuove generazioni, ma gli americani non hanno dubbi e promuovono invece a pieni voti la serie che in alcune sequenze della quarta stagione potrebbe avere anche Taormina tra le sue location. Negli Usa sono state trasmesse le prime due serie di Gomorra e il pubblico ha già scomodato un paragone illustre tra “Gomorrah” (così viene chiamata negli Usa) e la storica saga de Il Padrino.

L’entertainment americano ha consacrato “Gomorra” come la serie italiana capace di competere con le migliori serie tv americane. L’Hollywood Reporter ha sottolineato “l’oscura grandezza della serie” che “sotto molti punti di vista rende omaggio proprio al meglio della televisione americana”. Sempre secondo la critica statunitense “la realizzazione è abbastanza esotica e la rende unica e avvincente; è uno sguardo dentro a un’altra cultura dove le cose sono fatte in maniera diversa, i personaggi e i codici sono per loro natura nuovi ma le motivazioni, specialmente quelle più vili, sono universali”.

“Gomorra è anche eccezionalmente cinematografica, dagli angusti bassifondi agli eccitanti inseguimenti in macchina ripresi da inquadrature rapidamente spostate dal tetto al lato del passeggero, al cofano dell’auto. Ciò che fa funzionare la storia -prosegue The Hollywood Reporter – oltre al ritmo assicurato e a una raffinata recitazione, è la familiarità del concept” anche se “le strade percorse da Gomorra sono diverse da quelle scelte per “The Wire” o per “I Soprano”.

“Gomorra” – conclude il magazine – “è oscura sia nel tono che nel modo in cui è girata e richiede concentrazione sui sottotitoli ma è anche incredibilmente affascinante e vale lo sforzo di vedere come l’Italia si fa avanti per dimostrare che l’America non ha l’esclusiva sulle serie drammatiche di qualità”.

Il New York Times, addirittura, ne ha consigliato la visione di Gomorra al presidente Trump ritenendo che la serie, tratta dall’omonimo romanzo di Roberto Saviano e prodotta da Sky insieme a Cattleya e Fandango, può aggiungersi alle serie preferite dal presidente americano, già dichiaratamente amante di saghe come Il Padrino di Coppola e Quei bravi ragazzi di Scorsese. “Un’opera semplicemente drammatica ed emozionante”, così la definisce il NYT.

Ma Gomorra sta anche scatenando nuove forme di turismo, di chi persino dall’estero sino alla lontana America, programma i suoi viaggi inserendo anche di visitare o soggiornare nei luoghi della saga. L’hanno soprannominato “effetto Gomorra” ed è quello che ha fatto salire le quotazioni di un albergo a Napoli dove sono state girate alcune scene della serie tv creata da Roberto Saviano. E’ il caso dell’hotel Mignon che si trova in Piazza Garibaldi a Napoli, dove il personaggio di Ciro Di Marzio si nascose dopo essere tornato dalla Bulgaria. Dopo che la camera è apparsa nella serie tv di Sky Atlantic, l’hotel ha ricevuto moltissime richieste. Sono tante le persone che sognano di soggiornare nella “stanza di Ciro” e sono disposte anche a pagare un prezzo più alto del normale. Il turismo 2.0 che alla bellezza dei paesaggi affianca il fascino dei set televisivi, potrebbe, insomma, ampliare il suo raggio d’azione dai luoghi del Padrino a quelli di Gomorra, e nella storia di Gomorra si appresta ora ad entrare nei prossimi mesi anche Taormina che a suo tempo fu interessata da alcune scene del Godfather.

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