Tassa di soggiorno: la “rivoluzione” Airbnb arriva anche a Taormina?

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    La rivoluzione Airbnb in arrivo per la tassa di soggiorno a Taormina? Possibile, se non probabile. La Perla dello Ionio potrebbe presto seguire le orme di Palermo, che di recente ha firmato un protocollo di intesa per la raccolta e il versamento al Comune della tassa di soggiorno a carico degli ospiti che alloggiano negli immobili della piattaforma internazionale Airbnb. Airbnb ha deciso, infatti, di puntare con decisione sulla Sicilia, proponendo nelle aree strategiche dell’isola l’accordo che ha già stipulato in questi mesi a Bologna, a Firenze, a Milano e a Roma.

    Airbnb è un portale online che mette in contatto persone in cerca di “affitti brevi”, un alloggio o una camera per brevi periodi, con persone che dispongono di uno spazio extra da affittare, generalmente privati. Il sito fu aperto nell’ottobre del 2007 da Brian Chesky, Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk. Già nel giugno 2012 contava alloggi in oltre 26.000 città in 192 paesi e raggiunse 10 milioni di notti prenotate in tutto il mondo. Gli annunci includono oggi oltre 150 mila sistemazioni quali stanze private, interi appartamenti, castelli e ville, ma anche barche, baite, case sugli alberi, igloo, isole private e qualsiasi altro tipo di alloggio.

    Per capire cosa si delinea all’orizzonte basta vedere le cifre delle presenze che Airbnb porta già in Sicilia. Negli ultimi dodici mesi hanno “scoperto” e scelto la Sicilia qualcosa come 538.000 turisti. Con quasi 44.000 annunci l’Isola è tra i primi dieci mercati al mondo per Airbnb. Ad ogni presenza nelle strutture affittate dalla piattaforma, dunque, ad esempio per il Comune di Palermo corrisponderà il versamento della quota di tassa stabilito e che dovrebbe ammontare a 0,50 euro, rispettando gli standard applicati altrove. Numeri che diventano, così, sempre più consistenti.

    Più soldi, dunque. Ma, attenzione alla destinazione. Su questo il presidente regionale di Federalberghi e vice presidente nazionale, Nico Torrisi, avverte: “La tassa di soggiorno è una imposta di scopo che è finalizzata a promozionare attività legato al comparto turistico. Bisogna vigilare affinché gli introiti vengano effettivamente destinati a questo scopo. Anche perché ritengo che nel momento in cui Airbnb verserà questa tassa, le cifre incassate dai Comuni come minimo potranno raddoppiare”. Taormina, allo stato attuale, incassa quasi 3 milioni di euro all’anno che in verità finiscono in gran parte nel calderone del bilancio e ad oggi non c’è un’apposita voce nel bilancio stesso che riguardi soltanto l’imposta di soggiorno, garantendone l’impiego effettivo per le finalità specifiche di turismo e promozione del territorio come da delibera istitutiva del 2012. Da qui il puntuale (e condivisibile) “vespaio” di polemiche che si scatenano puntualmente in città sull’argomento e quindi sulle valutazioni e le scelte del Comune nell’utilizzo delle somme a disposizione.

    A Roma, sulla base degli accordi sottoscritti di recente con i vertici di Airbnb, anche coloro che utilizzeranno Airbnb saranno soggetti alla tassa di soggiorno, così come accade nelle strutture alberghiere. Prevista l’applicazione di 3.5 euro di contributo di soggiorno a notte a persona fino a 10 notti. “Ci sono diversi operatori che incasseranno per nostro conto. Faremo accordi con ciascun operatore”, hanno precisato gli amministratori della capitale.

    “Cos’è la tassa di soggiorno? E’ un’imposta sull’affitto di camere che potrebbe imporre il governo statale o locale”, si legge sul sito di Airbnb. “In molti luoghi tale imposta è nota come tassa di soggiorno ma ci si riferisce a essa anche come tassa di pernottamento, tassa sulle camere, tassa sulle vendite, tassa turistica o tassa alberghiera”. Ammontare e normativa, ricorda il portale, “variano a seconda della municipalità, contea, Stato e Paese. Sono normalmente calcolate sulla base del prezzo dell’alloggio, con l’aggiunta di eventuali costi come spese di pulizia o per ospiti aggiuntivi”. “In alcuni posti la tassa di soggiorno è calcolata a persona, per notte. La tassa di soggiorno viene normalmente pagata dall’ospite ma l’obbligo di versarla all’ente preposto ricade normalmente sull’host. Ci aspettiamo che gli host familiarizzino con la normativa in vigore e che si comportino di conseguenza”.

    Più che a Roma, come detto Taormina potrebbe guardare al più vicino esempio di Palermo, dove dal 1 aprile i turisti che prenoteranno un appartamento attraverso Airbnb pagheranno in anticipo la tassa di soggiorno. L’imposta è stata fissata a 1,5 euro a persona (per un massimo di 4 notti) e sarà versata direttamente dalla nota piattaforma di home sharing nelle casse comunali con cadenza trimestrale. Secondo le stime di Palazzo delle Aquile, la riscossione automatica della tassa di soggiorno garantirà a Palermo un ulteriore gettito di 700 mila euro all’anno.

    Gli esperti del settore parlano di una svolta nella semplificazione del pagamento e della riscossione dell’imposta di soggiorno, che ha l’obiettivo di ridurre il tasso di evasione. “Quello siglato con Aibnb – ha affermato il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando – è un accordo frutto di un lungo lavoro di confronto che permetterà, da un lato di dare maggiore regolamentazione ad un settore, quello turistico, in continua espansione e che genera sempre più economia nella nostra città; dall’altro permetterà di aumentare le entrate, trasformando ancora di più i flussi turistici in opportunità di sviluppo, crescita e investimenti per tutta la comunità”.

    Palermo si è unita al club delle oltre 340 amministrazioni nel mondo in cui Airbnb gestisce in maniera semplificata il versamento delle imposte e ha già raccolto oltre 510 milioni di dollari. In sostanza, i prezzi degli alloggi reperibili su Airbnb saranno già comprensivi dell’imposta di soggiorno. Dai dati 2017 emerge che l’host tipico palermitano ha condiviso la propria casa per 35 notti, con un ricavo di circa 2.000 euro. “Nell’ultimo anno oltre 107mila persone hanno scelto Palermo alloggiando tramite Airbnb – ha detto Alessandro Tommasi, Public policy manager della piattaforma di home sharing – e qui rimangono più a lungo della media, per 3,6 notti. I bambini sono esclusi, la tassa di 1,50 euro si intende a notte per persona. Sono risorse che potranno essere destinate per aiutare il turismo. A Palermo Airbnb conta circa 5.000 annunci e 3.000 host (cioè i proprietari di casa), mentre in Sicilia sono oltre 40mila gli annunci e circa 30mila gli host. Al momento siamo l’unica piattaforma, speriamo di essere di esempio per le altre, perché l’imposta è uno strumento in più contro l’evasione”. I prossimi mesi diranno adesso se anche Taormina entrerà nel club di Airbnb, augurandoci intanto che con o senza questo nuovo accordo i fondi della tassa di soggiorno vengano finalmente spesi – repetita iuvant – per il turismo e per la promozione della città.

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