Palazzo Ciampoli
Palazzo Ciampoli

Doveva essere il protocollo d’intesa della svolta e invece Palazzo Ciampoli si ritrova mestamente chiuso e, suo malgrado, si trova a dover fare i conti con le difficoltà finanziarie del Comune di Taormina. La casa municipale ha assunto la gestione dell’immobile di proprietà della Regione in virtù di un accordo sottoscritto il 13 ottobre scorso con l’assessorato ai Beni Culturali ma non ha il personale per poter tenere aperto Palazzo Ciampoli. L’intesa di cooperazione che ha prospettato, inoltre, l’istituzione del biglietto di ingresso e per le manifestazioni ed eventi presso il sito culturale si è impantanato nella difficoltà oggettiva della casa municipale a trovare le risorse umane e quelle economiche per consentire la fruizione dell’antico palazzo edificato nel lontano 1412 e ristrutturato qualche anno fa dalla Regione con apposito finanziamento.

Il patto di “cooperazione per la fruizione e valorizzazione di Palazzo Ciampoli” era stato messo a punto lo scorso autunno dall’allora assessore ai Beni Culturali, Aurora Notarianni e dal sindaco Eligio Giardina. Poi, come detto, in termini pratici il Comune non ha però dato seguito a quell’intesa che voleva consentire l’apertura di Palazzo Ciampoli. E così Palazzo Ciampoli è stato aperto in via temporanea soltanto per la mostra “Natum Videte” nelle festività: quindi la chiusura e la conseguente assenza di iniziative ed opportunità per rendere vivo il sito. Il bene era stato espropriato dalla Regione negli Anni Novanta per quasi 8 miliardi di vecchie lire e dopo diversi contenziosi con la proprietà, cioè con gli eredi della famiglia Ciampoli, venne posto il vincolo di destinazione a Museo etno-antropologico.

Il Comune di Taormina nei mesi scorsi si è assunto le responsabilità di “procedere all’apertura e chiusura di Palazzo Ciampoli per tutta la durata degli eventi che verranno effettuati” ma anche di curare “la pulizia del palazzo, garantire idoneo servizio di guardianeria per tutto il periodo di utilizzazione di Palazzo Ciampoli”, nonché il compito della “manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti di illuminazione, antifurto e antincendio”. Adesso non si esclude che quell’accordo possa essere rivisto dalla Regione, e che l’assessorato ai Beni Culturali possa riprendere la conduzione del sito, perché il Comune non sembra nelle condizioni di mantenere gli impegni assunti, non ha le risorse per garantire l’apertura del sito e non può ricorrere ad assunzioni di personale, in quanto è in fase di riequilibrio.

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