Sviluppo via mare: “Zes” resuscita il porto turistico di Taormina?

    10378

    Si chiama Zes (Zone Economiche Speciali) la nuova frontiera dello sviluppo economico siciliano che punta dritto sulla portualità e c’è chi è pronto a scommettere che questo acronimo potrebbe riportare d’attualità anche il tentativo di realizzazione di un porto turistico a Taormina, nella baia di Villagonia. Le zone economiche speciali, questo il significato di Zes, si riferiscono ad un potenziale che attende di potersi trasformare con gli strumenti adeguati e nei tempi più reattivi possibili, nel “miglior volàno per l’economia dell’Isola”. Una prospettiva da raggiungere attraverso dinamiche che ritengono fondamentale l’incentivazione dell’economia del mare.

    Il rapporto presentato nelle scorse ore da Srm (Studi e Ricerche Mezzogiorno), nel corso del convegno “Economia del mare, opportunità di sviluppo per il territorio”, svoltosi nella sede di Banca Nuova (Gruppo Intesa Sanpaolo) di Palermo, promosso da Intesa Sanpaolo in collaborazione con Srm (Studi e Ricerche Mezzogiorno) ha inteso sottolineare il potenziale che tra Zes e vie del mare può innescare una crescita esponenziale dei valori in campo.

    L’iniziativa volta a istituire le Zes nel Mezzogiorno potrebbe contribuire a dare un impulso allo sviluppo del turismo dei porti. La legge pone in essere una politica di sviluppo istituzionale fondata su aree ben individuate dove strategicamente si pone il “Porto al centro” dell’economia, vale a dire insediamenti imprenditoriali, incentivi e risorse finanziarie tutte finalizzate a far crescere l’infrastruttura marittima ed il sistema di imprese che ruotano intorno ad essa.

    “La Sicilia – si legge nello studio – ha nel mare la sua ovvia direttrice di traffico: la quota di import-export via mare della regione pertanto è l’80%, pari a 14 miliardi di euro circa. Attraverso questa via serve specialmente con il Medio Oriente (40%) e i Paesi extra-Ue (17%). Collegata alla sua vocazione Energy, il traffico internazionale siciliano vede privilegiare in import-export i prodotti carbone, greggio e gas (53%) e petroliferi e coke (35%), seguono i prodotti chimici (6%) e quelli agroalimentari (3%)”.

    Sul ruolo strategico dell’economia del mare si è soffermato Pierluigi Monceri, direttore regionale di Intesa Sanpaolo: Vi sono grandi possibilità di crescita legate allo sviluppo del diportismo e all’istituzione delle Zes che possono fungere da vera forza di sviluppo attraendo investimenti. È uno sviluppo necessario per assicurare all’Isola opportunità di crescita e rafforzare la sinergia con altri comparti, primo quello turistico, e per l’internazionalizzazione”.

    Per quanto riguarda infine il diportismo, “con circa 15.700 posti barca complessivi ed oltre 200 posti dedicati ai mega yacht – conclude il report di Srm – la Sicilia è quinta in Italia nel diportismo e questo può essere un segmento da sviluppare considerate le potenzialità economiche di questo settore fortemente connesso al turismo. La spesa di queste unità, nelle acque italiane, è stata stimata in 209 milioni di euro (stima basata su un campione di 1.200 unità in transito, per una permanenza media di 3,8 giorni e con una spesa media giornaliera di 8.900 euro). La nautica da diporto ha un ottimo moltiplicatore di occupazione: infatti un occupato nel settore genera altri 6,4 occupati nel sistema economico. Un euro speso, ne attiva 4 nell’economia.

    Due in particolare i numeri richiamati nell’occasione: quello dell’80%, ovvero la quota di import via mare della Sicilia ed il 40%, che è la percentuale media di aumento dell’export rispetto a quello abitualmente generato sul territorio grazie alla presenza delle Zes.

    La Sicilia può svolgere un ruolo strategico per lo sviluppo di tutta l’economia del Mare Italiana anche grazie alla sua posizione geografica al centro del Mediterraneo. Ne è convinto Massimo Deandreis, direttore generale di SRM ( Studi e Ricerche Mezzogiorno) “I nostri studi mettono in evidenza che la regione scambia via mare oltre l’80% delle sue merci e che ha un importante ruolo nell’ambito del traffico Ro-Ro – un modo di trasporto fortemente votato al rispetto dell’ambiente ed alla sostenibilità – e dove il Porto di Palermo ha una posizione rilevante”.

    Adesso, come detto, c’è da chiedersi quali orizzonti concreti determinerà nel versante orientale dell’isola il piano di sviluppo turistico ed economico via mare prospettato dalla Zes e se, tra i vari aspetti, porterà anche ad una “resurrezione” delle mire progettuali di realizzazione di un porto turistico a Taormina, nella capitale del turismo siciliano. Una vicenda, quella del porto a Taormina, che sinora si è puntualmente infranta contro il no alla nascita di insediamenti turistici e ricettivi nella baia di Villagonia e che ha portato alla bocciatura di due progetti in conferenza dei servizi. Una storia che però potrebbe presto tornare d’attualità con un nuovo capitolo.

    In buona sostanza in Italia sono state individuate soprattutto aree del Sud collegate a zone portuali che saranno destinatarie di importanti benefici fiscali e semplificazioni amministrative, che nelle intenzioni del governo dovrebbero consentire lo sviluppo di imprese già insediate o che si insedieranno, attraendo anche investimenti dall’estero.

    Il Ministro per la Coesione Territoriale, Claudio De Vincenti, ha spiegato che le Zone Economiche Speciali vanno intese “come aree geograficamente limitate e chiaramente identificate, nelle quali le imprese potranno beneficiare di speciali condizioni per gli investimenti e per lo sviluppo territoriale (credito d’imposta per investimenti fino a 50 milioni di euro e semplificazioni amministrative per favorire gli investimenti)”.

    De Vincenti ha detto che sulla base delle esperienze internazionali e nazionali, “sono state previste misure incentivanti per investimenti strategici in grado di attrarre grandi imprese nazionali e multinazionali nelle aree portuali e retro-portuali del Mezzogiorno, aumentare il livello di occupazione, incrementare l’attrattività nelle regioni interessate, creare nuovi modelli di produzione e diversificazione economica”.Al fine di attuare le misure per lo sviluppo industriale, ogni singola proposta di ZES avrà un proprio Piano Strategico per consentire alle imprese già esistenti ed alle nuove che si insedieranno, l’avvio del programma di investimenti. Le proposte, in base a quanto prevede il dpcm, potranno essere formulate dalle Regioni interessate dal provvedimento: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna.

    In Sicilia si parla già dell’area portuale di Catania-Augusta-Siracusa e di quella di Palermo-Termini Imerese, ma anche l’area di Messina pretende di istituire una zona economica speciale facendo già presagire una “guerra” fra città metropolitane per chi avrà questo privilegio. Potrà darsi anche il caso che alla Zes vengano accluse aree territoriali non direttamente adiacenti all’area principale, purché ci sia però un nesso economico funzionale con la zona portuale.

    Come già accennato l’istituzione di una Zes porta come conseguenza principale la possibilità per le imprese di sfruttare importanti agevolazioni fiscali e di beneficiare di rilevanti semplificazioni di carattere amministrativo e burocratico. È prevista inoltre l’applicazione, in relazione agli investimenti effettuati nella Zes, di un credito d’imposta proporzionale al costo dei beni acquistati, entro il 31 dicembre 2020, nel limite massimo, per ciascun progetto d’investimento, di 50 milioni di euro. Per ottenere questi benefici però le imprese devono mantenere le attività nella Zes per almeno cinque anni successivi al completamento dell’investimento oggetto delle agevolazioni, pena la revoca dei benefici concessi e goduti, e non devono essere in liquidazione o in fase di scioglimento. Per la nascita e lo sviluppo delle Zes, al momento, il decreto Sud prevede uno stanziamento di circa 200 milioni di euro, da utilizzare tra il 2018 e il 2020.

    © Riproduzione Riservata

    Commenti