Casinò di Campione d’Italia verso la chiusura: persi 127 milioni in 6 anni

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    Mentre lo Stato italiano continua a fare “orecchie da mercante” sull’apertura di nuove case da gioco e sullo scippo storico perpetrato ai danni della Città di Taormina, arrivano nuovi numeri sulla disastrosa situazione del Casinò di Campione d’Italia, ormai sull’orlo del tracollo finanziario e atteso il 12 marzo dall’udienza in tribunale sull’istanza di fallimento contro la società di gestione.

    Una società – si legge sul portale La Provincia di Como.it – “incapace di produrre utili”, così viene definita dai magistrati, e che ha collezionato perdite per 127 milioni di franchi in sei anni, ha un debito nei confronti del fisco di 2,5 milioni e lo scorso anno aveva un passivo corrente di 89 milioni a fronte di un attivo bloccato ad appena 21 milioni. La Procura di Como non ci va leggera nel documento con cui ha chiesto il fallimento del Casinò di Campione d’Italia. E nelle quindici pagine consegnate al Tribunale fallimentare riferendosi a Campione parla chiaramente di «situazione finanziaria drammatica». E la situazione, sostiene la magistratura, può solo peggiorare.

    I guai del Casinò partono da lontano, da almeno il 2011. Ma se il procuratore capo Nicola Piacente e il sostituto Pasquale Addesso hanno deciso di sollecitare il fallimento della Spa, di proprietà del Comune di Campione, è per via dei documenti contabili sequestrati lo scorso novembre nel corso delle perquisizioni alla casa da gioco e negli uffici dell’amministrazione. Tra gli atti acquisiti dagli uomini del Gruppo tutela economia della Guardia di finanza di Como, in seguito all’inchiesta per peculato scattata dopo l’esposto del 2016 dell’attuale sindaco Roberto Salmoiraghi, ve ne sono alcuni molto recenti della stessa società in cui si ammette che “le perdite di esercizio hanno intaccato il patrimonio netto” e che “la struttura finanziaria presenta uno squilibrio”.

    Sempre più complicata, insomma, la situazione al Casinò Campione d’Italia dove una quarantina di dipendenti, intanto, hanno presentato un ricorso al Tribunale di Como per chiedere la restituzione del premio consolidato, eliminato grazie all’accordo di solidarietà siglato nel 2012. I lavoratori lamentano l’illegittimità degli accordi firmati dal 2014 in poi e chiedono un reintegro del loro stipendio. Intanto a chiedere un incontro alla proprietà sono i sindacati e la Rsa che hanno proclamato lo stato di agitazione dopo l’apertura della procedura di licenziamento collettivo.

    “Abbiamo chiesto alla proprietà di produrre i documenti necessari per trattare il rinnovo dell’accordo di riduzione, ma i nostri continui solleciti sono caduti nel vuoto – lamentano i delegati di Fisascat Cisl, Ugl Terziario e Snalc Cisal – A ciò va aggiunta la mancanza di informazioni certe in merito al pagamento della restante parte di 13esima mensilità, ancora non versata ai lavoratori del Casinò di Campione d’Italia. Al più presto convocheremo un’assemblea plenaria dei lavoratori, per discutere le ulteriori azioni da porre in essere”.

    Sul tavolo c’è la richiesta di licenziare 156 dei 492 dipendenti. In particolare a rischiare il loro posto sono cuochi e camerieri, che verrebbe lasciati tutti a casa dopo la chiusura del ristorante interno alla casa gioco, a loro si aggiungerebbero valletti, chasseur, fattorini, addetti alla pulizia dei tavoli e all’accoglienza. Nel mirino dell’amministratore unico, Marco Ambrosini, è finito il ristorante che nel 2017 ha perso due milioni e mezzo di euro, ma rischiare grosso sono anche gli ausiliari che rischiano di essere dimezzati, i croupier e il personale amministrativo che potrebbero essere ridotti rispettivamente del 22% e del 23%.

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