“Casinò Campione? Interessi troppo importanti per Lombardia e Stato”

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    Il 12 marzo è in programma l’udienza sulla richiesta di fallimento formulata dalla Procura di Como nei confronti della società di gestione del Casinò Campione d’Italia ma c’è già chi non ha dubbi nel ritenere che la vicenda si risolverà in un nulla di fatto e che non ci sarà alcun fallimento per la casa da gioco lombarda. Parliamo di Emanuela Ventrici, direttrice del Casinò di Lugano, che ha rilasciato un’ampia ed interessante intervista ai colleghi del portale Mattinonline.ch, che riportiamo di seguito.

    Dal 2015 Emanuela Ventrici – scrive Mattinonline – dirige il Casinò di Lugano. Una nomina, la sua, fortemente sollecitata e che rientrava nell’ambito del piano di ristrutturazione aziendale. Prima di assumere le redini delle sale da gioco luganesi, in passato ha ricoperto ruoli dirigenziali e strategici a San Moritz, Bruxelles, Copenhagen e Manchester e pure sulle grandi navi da crociera della MSC. La direttrice del Casinò è anche coinvolta nella progettazione e realizzazione del “Quality Management System”, per una conduzione di business trasparente, basata sull’integrità e l’eccellenza. Di lei dicono sia metodica, ecclettica e “aperta”. Insomma: un’esecutiva a tutto tondo, alla quale ci siamo rivolti per parlare della crisi che sta attanagliando il Casinò di Campione (sull’orlo del fallimento) e anche delle sale da gioco ticinesi.

    Signora Ventrici, come ha preso la notizia del probabile fallimento del Casino’ di Campione?

    Ho letto la notizia che la Procura di Como ha notificato un’istanza per insolvenza sollecitando il fallimento, ma questo non significa affatto che il Casinò Campione fallirà. Anzi. Se non ricordo male qualche tempo fa proprio l’attuale sindaco di Campione, Roberto Salmoiraghi aveva prefigurato l’ipotesi di fallimento del Casinò Campione e addirittura il default del Comune a causa della delicata esposizione debitoria, ma poi non è successo nulla. Siamo abituati a leggere e ascoltare le notizie più disparate sul nostro principale competitor, ma poi puntualmente le notizie non hanno nessuna conseguenza pratica. Quindi preferiamo non farci più caso e andare avanti per la nostra strada. Del resto siamo due realtà molto diverse, con dimensioni completamente differenti, apparteniamo a due stati molto vicini, ma anche molto lontani tra di loro, che conseguentemente operano in regimi economici, fiscali e legislativi totalmente distinti. Quindi è anche inutile fare un confronto.

    L’eventuale fallimento potrebbe significare la fine per il Comune dell’enclave che, come noto, dipende quasi esclusivamente dal Casinò…?

    Ribadisco che non credo assolutamente a questo scenario. Il Comune di Campione e di conseguenza il Casinò racchiudono interessi troppo importanti per la Regione Lombardia e in generale per lo Stato italiano. Altrimenti non si spiegherebbe il maxi-contributo di 7 milioni e 600 mila franchi all’anno fino al 2021, accordato al Comune di Campione dal governo di Roma meno di un anno fa. Ci sono dinamiche di natura economica, ma soprattutto politica che per noi, in Svizzera, sono difficili anche da comprendere.

    Un brutto colpo per Campione ma non solo…

    Sinceramente noi siamo abituati a guardare in casa nostra senza occuparci o preoccuparci di quello che accade dall’altra parte del lago. Abbiamo il massimo rispetto per tutti i nostri competitor. Avere a soli 5 km da noi la casa da gioco più grande d’Europa e doverci misurare con un “gigante” di questa portata ci dà la motivazione giusta per cercare di assicurare il servizio migliore possibile ai nostri clienti, sempre nel rispetto delle regole imposte dalla Commissione Federale e dall’obbligo di redditività che abbiamo nei confronti del Comune di Lugano. Certo noi non possiamo permetterci “rossi” da 30 milioni all’anno, anche perché sarebbe difficile trovare ogni volta una banca disposta a rifinanziarci il debito. Evidentemente a Campione e in Italia è più facile far digerire alle autorità questi pesanti passivi.

    Ha avuto modo di parlare con i suoi colleghi di Campione?

    No, quello che ho notato negli ultimi mesi è la crescente domanda di impiego presso Clsa da parte di dipendenti che lavorano a Campione. Si propongono da noi soprattutto perché vivono male l’incertezza del loro posto di lavoro e sono preoccupati dalle prospettive future, confermate peraltro dai recenti discorsi dello stesso sindaco Salmoiraghi. Ovviamente mi riferisco soprattutto alle categorie di impiegati non direttamente assunti dal Casino ma da società esterne che operano all’interno del Casino stesso. Sono sempre più frequenti i lavoratori campionesi che vengono da noi a lamentarsi di non ricevere gli stipendi o di riceverli decurtati. Da parte nostra ci troviamo in difficoltà nel gestire questa ingente domanda di impiego anche perché noi siamo una realtà molto più piccola di Campione (abbiamo circa un quarto dei loro dipendenti) e dobbiamo anche da questo punto di vista, come è giusto che sia, seguire norme stringenti sulle assunzioni e sulla disciplina del lavoro.

    Da fuori, l’impressione è che in questi anni a Campione si sia lavorato male. Alcuni dicono con sistemi da Far West, si parla inoltre di un buco da 33 milioni…

    Sicuramente la crisi economica italiana e la variazione del cambio CHF/euro sono due elementi che hanno penalizzato tutto il mondo del gioco in Ticino. Se 10 anni fa i Casino ticinesi erano “galline dalle uova d’oro” adesso sono società normali con i problemi, i momenti di flessione e le dinamiche di qualsiasi altra azienda. Diventano quindi fondamentali un’equilibrata gestione delle risorse ed una corretta pianificazione delle strategie di marketing. Forse a Campione se ne sono accorti un po’ troppo tardi, quando ormai il “buco” è diventata una “voragine”.

    La concorrenza di Lugano e Mendrisio ha influito sul declino della casa da gioco di Campione?

    Penso che ognuno debba fare la propria strada e non credo che la concorrenza degli altri Casino sia alla base dei problemi di Campione. Anche perché noi per tradizione storica abbiamo sempre scelto di profilarci su una base di clientela un po’ differente rispetto agli altri Casino. Con un pizzico di presunzione mi sento di dire che abbiamo sempre cercato di essere un Casino “d’elite” e non “di massa”. Per posizione geografica, qualità del servizio e attenzione nei confronti del cliente ci siamo sempre differenziati e non abbiamo mai voluto fare la “guerra dei numeri” con Campione e con gli altri Casino. La nostra concorrenza si basa sulla ricerca di un prodotto diverso da offrire al cliente, non sulla miglior promozione dello stesso prodotto. Credo perciò che sarebbe auspicabile una sorta di offerta complementare tra tutti i Casino del Ticino in una strategia condivisa e coordinata. Questo potrebbe favorire la crescita complessiva del settore del gioco nell’area con la maggior concentrazione di casino d’Europa. Solo cosi potremmo puntare ad arrivare a fare del Canton Ticino una sorta di piccola Las Vegas europea….Ma forse sto volando troppo in alto sulle ali della fantasia…

    Nelle sale da gioco ticinesi le cose vanno in modo diametralmente opposto. Regole severe alla base di un ottimo lavoro…

    Come dicevo prima, secondo me le case da gioco svizzere hanno intuito prima di Campione la conformazione del nuovo contesto socio-economico sul quale si sarebbe dovuto operare negli anni a venire. E hanno avviato un percorso di adattamento che adesso comincia a portare i suoi frutti. Questo è stato sicuramente favorito e indirizzato anche delle rigide regole federali e economiche vigenti in Svizzera. Da questo punto di vista la mancanza di controllo e di applicazione delle leggi in Italia ha determinato un peggioramento senza freni della situazione di Campione. Ma la differenza che c’è tra il Casino di Lugano e quello di Campione è una sorta di rappresentazione plastica della differenza che c’è tra l’Italia e la Svizzera. Da una parte una realtà gigante, con tanti giocatori, tantissimi dipendenti, conti in rosso, intromissioni politiche e aggiustamenti “all’’italiana”, dall’altra una realtà più piccola, efficiente, sempre più performante e scrupolosamente attenta alle regole. Poi ogni giocatore è libero di scegliere dove andare.

    Direttrice: qual è lo stato di salute del Casinò di Lugano ?

    Abbiamo chiuso bene il 2017, in ossequio ai segnali positivi evidenziati nel 2016. Per il terzo anno consecutivo ci sarà un dividendo da versare ai due azionisti della casa da gioco: la Città di Lugano (per due terzi) e Casinos Austria. I dati sull’aumento del giocato ai tavoli ed alle slot sono confortanti. Il PLG complessivo di poco superiore ai 30 milioni è un terzo rispetto ai 100 di Campione, ma io non cambierei mai le nostre prospettive per gli anni futuri con le loro. I dati relativi agli incassi sono leggermente peggiorati negli ultimi mesi dell’anno a causa dei numerosi e ricchissimi Jackpot e big win pagati nei mesi di novembre e dicembre. Anche il mese di gennaio è partito con tavoli e slot molto “generosi”. Proprio poche ore fa un nostro cliente se ne è andato a casa con un Jackpot da 126.000 franchi… Non male come inizio d’anno.. Tra l’altro proprio in questi giorni abbiamo organizzato la seconda edizione dello Swiss Championship of Poker da 100.000 chf garantiti, il torneo di poker dal montepremi più alto mai giocato in Svizzera. Hanno partecipato in 539, un’affluenza record che ha coronato l’anno dell’exploit della nostra nuova Poker Room.

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