il Casinò di Campione d'Italia

Il Casinò di Campione d’Italia è arrivato al capolinea. La Procura della Repubblica di Como ha chiesto il fallimento per insolvenza della casa di una delle quattro case da gioco italiane tenute in vita con una storica sperequazione normativa che autorizza all’attività i tavoli rossi tutti ubicati nelle località del Nord Italia mentre a suo tempo venne invece chiusa quella esistente a Taormina, dove da oltre mezzo secolo si impedisce la riapertura richiamando la problematica del gioco d’azzardo.

Già da mesi la Procura di Como indaga sui conti della società di gestione della casa da gioco. La società che gestisce il casinò è partecipata al 100% dal Comune di Campione d’Italia e dovrebbe garantire all’Amministrazione pubblica un contributo di 700 mila euro ogni dieci giorni, che invece non viene versato da mesi, determinando un esorbitante credito da parte del Comune. In più a convincere la Procura a chiedere il fallimento vi sarebbero debiti nei confronti delle banche.

L’udienza in Tribunale per decidere sull’istanza di fallimento presentata dalla Procura di Como nei confronti della società di gestione del Casinò di Campione si terrà il 12 marzo. I magistrati comaschi hanno presentato la richiesta sulla base del mancato versamento al Comune di 33 milioni di franchi (circa 29 milioni di euro) ai quali vanno aggiunti 39 milioni di franchi di debiti con le banche.

La vicenda, a questo punto, non può che riaccendere le polemiche sulla situazione delle case da gioco in Italia, dove i quattro casinò sono legittimati a proseguire regolarmente la propria attività mentre il casinò di Taormina ha sempre trovato un muro insormontabile alla riapertura che dura ormai dagli Anni Sessanta. Adesso il Casinò di Campione (enclave italiana in territorio svizzero) è ad un passo dal fallimento: diventa inevitabile chiedersi se lo Stato avrà la stessa intransigenza avuta con la Città di Taormina, quando per altro la causa sollevata nei confronti dei tavoli di Villa Mon Repos non era economica ma esclusivamente normativa.

Le dinamiche e le motivazioni sono del tutto differenti, e per altro si inquadrano in epoche anni luce lontane, eppure un elemento di congiunzione c’è: se non si è potuta sanare la questione delle licenze per Taormina si potrà invece sanare ora a Campione il problema di circa 30 milioni di euro (60 miliardi di vecchie lire) di debiti nel contesto di un’Italia dove per molto meno è stato decretato il fallimento di tante aziende? La palla passa allo Stato italiano, al bivio tra la stessa “prova muscolare” mostrata nelle aule di tribunale con Taormina oppure l’indulgenza dell’acconsentire ad un piano di salvataggio per Casinò.

E come si comporterà la politica nazionale, che in questi giorni sta promettendo l’inverosimile in campagna elettorale: non è blasfemo pensare che si tenteranno i salti mortali per fare il miracolo a Campione e tenere in vita il gioco in terra lombarda, per poi chiedere, nello stesso momento, voti e consensi anche ai siciliani ai quali è stato scippato il casinò di Taormina.

Si dirà, ovviamente, che occorre trovare una soluzione anche per salvare le maestranze del Casinò di Campione d’Italia e a quelle persone non può che andare il dovuto rispetto e la massima solidarietà, perché le uniche vittime del crack economico del kursaal di Campione sono certamente loro. Altrettanto vero è che chi ha sancito a suo tempo la chiusura del Casinò di Taormina non si è fatto alcun problema a lasciare lavoro le maestranze allora impiegate a Villa Mon Repos e ad arrecare un danno economico alla capitale del turismo siciliano.

Corsi e ricorsi di una storia che ritorna. Non vi è il minimo dubbio che alla fine il Casinò di Campione, sito nel territorio della Regione Lombardia, verrà salvato, oltretutto anche perché si è pure innescato, di riflesso, il rischio di fallimento per il Comune di Campione, che già sta chiedendo aiuto al Governo per scongiurare il dissesto finanziario. Eppure agli sviluppi del caso dalle parti di Taormina si guarderà con attenzione e non poca curiosità. Per per far capire al quadrilatero magico dei kursaal che da queste parti la politica locale oggi è inconsistente e non ha il carattere e lo spessore per dire la sua oltre le mura di Corso Umberto, ma almeno la gente non è fessa e non è figlia di un Dio minore.

 

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