monsignor Liberio Andreatta

Qualche anno fa aveva provato a portare una parte dei grandi flussi del turismo religioso in Sicilia, puntando l’attenzione sulla Città di Taormina e sulle proprie bellezze storiche con un importante convegno svoltosi il 7 dicembre 2013 all’Hotel San Domenico. A cinque anni di distanza da quella opportunità, ennesimo treno perso dalla Sicilia e dalla Perla dello Ionio per le troppe esitazioni istituzionali della classe politica, Mons. Liberio Andreatta non è più l’amministratore delegato e numero due dell’Opera Romana Pellegrinaggi.

L’Arcivescovo Vicario Generale di Roma, Mons. Angelo De Donatis, ha nominato, infatti, qualche tempo fa Mons. Remo Chiavarini nuovo amministratore delegato dell’Opera Romana Pellegrinaggi (Orp), con la promozione inoltre di don Pierluigi Stolfi a direttore dell’ufficio per l’edilizia di culto, di cui è stato vicedirettore dal 2008. Remo Chiavarini e Pierluigi Stolfi sono subentrati, dunque, a monsignor Andreatta, che ha rappresentato un punto di riferimento storico dell’Orp e più in generale del Vaticano. Mons. Liberio Andreatta ricopriva l’incarico di amministratore delegato dell’Orp dal 2013 e quello di direttore dell’ufficio per l’edilizia di culto dal 2011.

Approdò all’Opera Romana Pellegrinaggi nel 1971, prima come collaboratore esterno (accompagnatore e assistente spirituale di pellegrinaggi), poi come diretto collaboratore di Mons. Davide Bianchi, e dal 1989 in qualità di vicepresidente e successivamente anche come amministratore delegato. Andreatta è una figura che è stata anche molto discussa in alcune fasi della sua reggenza all’Orp ma, a prescindere da ciò, aveva puntato concretamente su Taormina, la capitale del turismo siciliano per farne un itinerario dei flussi religiosi che già da anni si muovono verso altre località italiane.

Da queste parti, a Taormina, il nome di mons. Andreatta richiama la vicenda della mancata firma del protocollo d’intesa sul turismo religioso tra Orp, Regione Siciliana e Comune di Taormina, quando il 7 dicembre 2014 come detto si tenne proprio su sua iniziativa il convegno “Il viaggio: incontro tra popoli, culture e religioni”. Quel giorno era atteso a Taormina anche l’allora presidente della Regione, Rosario Crocetta, per la sottoscrizione dell’accordo ma in extremis il governatore diede forfait. Quell’assenza dell’ultima ora fece sfumare la prospettiva immediata di un protocollo che necessitava soltanto della ratifica definitiva in Vaticano e che avrebbe potuto portare a Taormina una parte del turismo dei pellegrini nei mesi invernali. “Ci sono gli itinerari classici e i nuovi itinerari missionari, come la Cina, l’India, il Sud Africa, l’Armenia, l’Argentina, l’Iran ma siamo particolarmente fieri anche dei nuovi itinerari in Italia: la Puglia con la Terra d’Arneo, e tutti i luoghi che proponiamo insieme al FAI, come Matera, Venezia, le Cinque Terre, l’Umbria, ma puntiamo anche sulla bellissima Sicilia”, disse mons. Andreatta.

I numeri del turismo religioso sono impressionanti e, al di là di altre simili iniziative poi registratesi nel tempo nell’isola, la portata dell’intesa programmatica incentrata nel 2013 su Taormina avrebbe potuto rappresentare un’addizione nel periodo di bassa stagione, quando l’economia della Perla si ferma e si addormenta. Quasi il 20% della popolazione mondiale, nel corso di un anno, si sposta per fare un pellegrinaggio. Cristiani, buddisti, induisti, musulmani, scintoisti. Chiese, santuari, eremi, moschee, conventi, templi. Si calcola, ma le stime sono a ribasso, che siano circa 330 milioni i “turisti religiosi” che sul pianeta si muovono a motivo della loro fede, alimentando un giro di affari stimato in oltre 18 miliardi di dollari e un trend crescente verso località considerate sacre o aventi un ricco patrimonio culturale, storico, artistico, sia in Europa che in altri continenti. Un turismo di massa, tendenzialmente low cost e circoscritto all’interno dei diversi circuiti dei pellegrinaggi. L’Italia, secondo i dati del World Trade Organization, resta una delle destinazioni principali dei flussi turistici mondiali (per i cattolici), considerando la presenza del Vaticano e di Roma, insieme ad altre realtà quali Assisi, Padova, San Giovanni Rotondo, Loreto ed altre ancora.

In Italia l’offerta religiosa può contare su circa 1.500 santuari, 30.000 chiese, 700 musei diocesani, oltre che tantissimi monasteri e conventi. Luoghi nei quali si concentra gran parte del patrimonio culturale – ed artistico – italiano e che rappresentano tappe fondamentali per le esperienze spirituali. La Basilica di San Pietro è¨tra i 25 luoghi più visitati del mondo. Ma anche altre destinazioni (per rimanere nell’ambito del cattolicesimo) si impongono nel mondo, come Fatima, Santiago de Compostela, Lourdes, Czstochowa, Medjugorje, Caravaca de La Cruz, per proseguire in Terra Santa ed a Gerusalemme, fino a Guadalupe in Messico ed al Santuario della Madonna di Aparecida do Norte, in Brasile. Secondo una ricerca dell’Isnart (Istituto Nazionale Ricerche turistiche) in Italia il turismo religioso genera oltre 5,6 milioni di presenze annue (di cui 3,3 milioni di presenze straniere e 2,3 milioni di presenze legate al mercato italiano). La clientela straniera rappresenta circa il 60% del segmento: il 45,3% proviene dall’Europa e il 14,9% dai Paesi extraeuropei. Oggi il 41,4% dei turisti religiosi ha un’età compresa tra i 30 e i 50 anni, il 44,4% si affida per l’organizzazione del viaggio al circuito dell’intermediazione, tour operator e agenzie di viaggio.

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