Lo streepher taorminese Roberto Mendolia, in arte Rogika
Lo streepher taorminese Roberto Mendolia, in arte Rogika

«La fotografia deve avere qualcosa da raccontare. E io ho deciso di cogliere la quotidianità, l’ordinario, le sfumature dell’umana commedia». Questa interazione tra la gente e quanto gli gira intorno è una costante nella fotografia dello streepher taorminese Roberto Mendolia, in arte Rogika. «Mi mimetizzo tra le persone osservo con occhio attento tutto quello che mi circonda ed in un click fermo l’istante cercando di cogliere la realtà così com’è, senza artifici». Dopo aver sperimentato tanto in fotografia, numerose mostre alle spalle e decine di lavori pubblicati su riviste di settore per il fotografo taorminese arriva un ulteriore riconoscimento: è stato scelto come autore del nuovo collettivo di street photography “La.Strada.”.

La.Strada. «Un gruppo di fotografi di italiani – spiega Rogika – ognuno con una propria identità di stili e visioni ma che hanno in comune l’interesse a documentare l’ordinario e lo straordinario della vita quotidiana». “La.Strada.” è un progetto collettivo che promuove la documentazione fotografica, con un approccio diretto, teso ad investigare il quotidiano, l’uomo e l’interazione con l’ ambiente, metropolitano e non. «Uscire in strada e immortalare frammenti di quotidiano che più colpiscono lo sguardo e l’immaginazione – continua Roberto Mendolia – vedere lo straordinario nascosto nell’ordinario è questa la street photography».

Dalla prima polaroid alla street photography. «Ho iniziato ad appassionarmi di fotografia appena quattordicenne – racconta Rogika – quando mio padre mi regalò la prima polaroid. Poi con i soldi messi da parte arrivarono la prima macchina fotografica e la prima camera oscura. Il mio è stato un percorso sempre amatoriale, non solo perché la vita mi ha portato a fare altro ma anche perché questo mi lascia la libertà di scegliere cosa e quando fotografare, di usare la macchina fotografica quando ne sento il bisogno. Anche io ho cominciato fotografando paesaggi e panorami. Poi leggendo le biografie e guardando le fotografie dei grandi maestri come Henri Cartier-Bresson, Mario Giacomelli, Eugène Atget, Robert Frank ho capito che la fotografia può servire anche a documentare e mi sono avvicinato alla street photography. Adesso cerco di cogliere la realtà così com’è, senza artifici». Spontaneità e naturalezza sono, infatti, elementi che si ritrovano in tutti i lavori del fotografo taorminese. Non c’è alcuna forzatura nelle sue foto, la realtà sembra adattarsi all’obiettivo.

Uno sguardo sulla Sicilia. Nelle sue foto rigorosamente in bianco e nero ferma in un istante tutto ciò che lo circonda. Persone, volti, espressioni. E ancora borghi, piazze, strade: «Le mie street – sottolinea Rogika – altro non sono che un viaggio alla scoperta o riscoperta della mia isola. Con la macchina fotografica cerco di catturare momenti di vita ordinaria con l’intento di raccontare un mondo che va scomparendo nel vortice inarrestabile del progresso provando a trattenere in una immagine quanto ancora rimane della Sicilia». Piccoli villaggi, antichi mestieri, tradizioni e riti popolari che rischiano di sparire per sempre. «Un viaggio nel Sud e per il Sud – conclude Rogika – attraverso le mie personali visioni legate alla nostra memoria, un viaggio interiore come chiave di indagine di sé stessi».

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