Eligio Giardina
Eligio Giardina,ex sindaco di Taormina

«Io ci sono e farò parte della prossima campagna elettorale». Il messaggio arriva dal sindaco Eligio Giardina, che così rompe il suo recente silenzio sulle intenzioni in vista delle elezioni amministrative del 2018 e lancia segnali di ricandidatura agli alleati dell’attuale compagine di governo. Giardina getta acqua, innanzitutto, sul “fuoco” delle polemiche roventi che hanno visto protagonisti in questi giorni il vicesindaco Andrea Raneri e il capogruppo di “Diventerà Bellissima”, Carmelo Leonardi, che ha chiesto le dimissioni proprio di Raneri, e poi si sofferma sul ritorno alle urne che si avvicina. «Ci può stare che in una maggioranza ci siano anche dei distinguo, accade ovunque e non soltanto qui – afferma Giardina – . Detto ciò una maggioranza, nonostante tutto e oltre le polemiche, esiste ed il candidato sindaco dovrà uscire da qui o eventualmente allargandola anche ad altri gruppi. Possono esserci anche altri che siano disposti a condividere il percorso con noi per i prossimi cinque anni e che ben vengano, anzi, nuovi apporti. Per quanto riguarda me, il sindaco uscente c’è e farà parte della campagna elettorale, questo lo voglio dire visto che già si sentono in giro tante cose e si traggono conclusioni affrettate. Se ci saranno soggetti più utili e più funzionali, in grado di far arrivare al successo e ad un progetto di governo della città, sono anche pronto a fare un passo indietro ma, al tempo stesso, sono altrettanto pronto a ripropormi».

Bilancio di fine legislatura. «La verità sulla legislatura che volge al termine – evidenzia Giardina – è che questo sindaco non è riuscito a spendere mille euro in modo tranquillo, se non per problemi urgenti e indifferibili o per affrontare vicende che rischiavano di arrecare un danno all’ente. Non siamo riusciti mai a fare un bilancio in tempi giusti e non cerco alibi su questo ma non si può fare un bilancio quando ogni anno emerge un problema determinante e impedisce che tutto venga fatto nei tempi e nei modi giusti. È evidente che con un bilancio puntuale io avrei avuto più possibile di gestire e di governare. Qualche mese fa, ad esempio, si è dimesso il revisore unico dei conti e inizialmente ho fatto finta di non percepire la gravità di quell’atto: in una circostanza del genere, infatti, servono tre mesi per insediare i tre nuovi revisori, che a loro volta sono arrivate da altre zone della Sicilia e non sanno più nulla di quello che accade in questo Comune pertanto devono avere il tempo materiale per leggere gli atti e valutarli. Non ho gestito mille euro ma solo atti per impegni dovuti: è la sintesi di tutto. Non siamo riusciti a gestire nulla e abbiamo dovuto risanare un Comune che era sull’orlo del dissesto. Consegneremo alla città un Comune con un piano di riequilibrio che auspichiamo possa essere presto approvato dal Ministero e dalla Corte dei Conti e che consentirà di evitare in via definitiva il default, che avrebbe significato tra le altre cose un aumento delle tasse per i cittadini».

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