Trasformatore in olio al Capalc
Anche un trasformatore in olio al Capalc di Taormina

Il Capalc di Taormina sprofonda sempre più nel degrado e all’interno dell’immobile comunale in abbandono c’è anche un serio pericolo: un trasformatore in olio. L’oggetto di cui non si comprende neppure come sia arrivato nell’ex scuola convitto albergo e chi lo abbia portato lì, rappresenta una potenziale insidia, soprattutto nel caso in cui dovesse, ad esempio, registrarsi un corto circuito nell’area in cui si trova. È a deposito in una delle aule del complesso di contrada S. Antonio e rappresenta un altro tassello nella condizione di vergogna senza limiti in cui è ridotto da tanti anni un edificio che poteva rappresentare una punta di diamante nel patrimonio dell’ente pubblico. Il valore del Capalc è stato stimato in passato anche sopra i 20 milioni di euro, poi in una successiva valutazione era stato considerato bene del valore di 10 milioni ed infine ad oggi si ritiene che valga 18 milioni di euro.

L’eterna incompiuta. Ma oltre il “balletto” dei numeri c’è una struttura in pieno abbandono, alla quale nel 2005 si era anche interessata l’Università di Messina con un progetto per la realizzazione di alcuni corsi di Scienze dell’Alimentazione ma quel progetto non è stato poi esitato dal Consiglio comunale. Nel tempo anche una famosa scuola di cucina dell’Emilia Romagna si era interessata al Capalc per farne una scuola di cucina e si era anche fatto avanti l’Istituto Pugliatti nel tentativo di realizzare una scuola di alta formazione professionale. Il Capalc era stato in passato sede del Consorzio Universitario per la Formazione Universitaria Internazionale, che ha poi chiuso le attività e rilasciato i locali di contrada S. Antonio pochi anni fa. Si era ipotizzato a più riprese di fare del Capalc una sede delle scuole di Taormina ma anche questa soluzione non è mai decollata. La politica continua a far finta di niente e a non accorgersi del Capalc, gli amministratori di oggi come quelli di ieri e dell’altro ieri, non hanno tempo né volontà per provare a dare una soluzione risolutiva in grado di salvare questo immobile dalla vergogna senza fine in cui è stato confinato. Il tempo trascorre impietoso, il degrado avanza inarrestabile e in contrada S. Antonio rimane soltanto lo spettro di un edificio depredato e dimenticato, l’esempio perfetto della pochezza assoluta espressa dalla politica taorminese nell’ultimo ventennio.

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